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Nell’ambiente indie negli ultimi mesi non si fa altro che parlare di lui. Micah P. Hinson il cantore della sofferenza anni 2000, l’uomo ombroso (ma ha solo 29 anni) dalla voce cavernosa è tornato con la sua quinta prova in studio. E mentre gli italiani lo stanno gustando dal vivo per ben cinque date, è giunto il momento di stabilire se il santo vale davvero la candela, la chiesa o il semplice acquisto del nuovo cd.
La “chiamata alle armi” inizia con una introduzione orchestrale di grande effetto che ci tempra il cuore per poter affrontare nella giusta condizione pisco-fisica le altre undici tracce che compongono il disco. Un album che è, in fondo ai suoi, a volte, pretenziosi ammiccamenti strumentali a Nick Cave, un lavoro di cantautorato americano puro e old school, da gustare magari con un bel bicchierino di whiskey a fianco del vecchio giradischi impolverato. Dalla voce baritonale alla Johnny Cash alle chitarre tutto, infatti, riporta li. E 2s And 3s, il pezzo principe di ...Pioneer Saboteurs, ne è calzante esempio: un crescendo di chitarra acustica, violini e cori da spaghetti western. Una grande melodia, un grande pezzo. Dicevamo che la sostanza è cantautoriale, ma il paradosso sta nel fatto che, probabilmente, le cose migliori (o forse le più originali?) vengono li dove ci si stacca dai polverosi stivali da cowboy per abbracciare il cuore della performance musicale, come nella corposa e sorprendente Watchman, Tell Us Of The Night (dove l’elettricità la fa da padrona) o nella onirica-quasi-post-rock prima metà di The Cross That Stole This Heart Away che anticipa una interpretazione melodica che riporta sulla terra per qualche secondo i tratti più carismatici di Jim Morrison, fino a quando le trombe accennate sul finale ne spengono l’illusione come in un sogno d’estate. E via di bluegrass con la, successiva, deliziosa ballata My God, My God.
Non è un capolavoro, forse non è neanche un grande disco (certa roba è evitabile, compresa la pomposa e spezzettata rivalità tra cacofonia e melodia dell’ultima, lunga, traccia). Ma la quinta fatica del chitarrista americano ci restituisce il profilo di un grande interprete, più qualche dubbio sulle sue reali capacità compositive e su una scarsa originalità di fondo. Fondamentali per raggiungere l’eccellenza.
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