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Riducete al minimo la battaglia di Brighton in Quadrophenia, niente Mods o Rockers, ma solo due ragazzi appartenenti a due band rivali per il predominio musicale nel Bedfordshire. Aggiungete che questa storia si svolge nel Whipsnade Zoodi Dunstable, e li vedrete litigare non su pillole blu, specchietti e giubbotti di pelle ma su quante carrube si debba dare al puledro Bullseye per farlo crescere in fretta. Ad un certo punto della colluttazione sulla razione del povero ronzino, dagli interfoni di servizio fa la sua comparsa un pezzo di Tom Waits. I due si guardano e capiscono che c'è qualcosa che li unisce. Ecce Homini. Uno contiunuerà a dire che Swordfishtrombones sia il migliore, l'altro Rain Dogs, ma tant'è.
James Dale e John Herbert, i due fondatori, lasciano le rispettive band e ne formano una propria assieme ad altri 4 ragazzotti: nel 2007 nascono i Goldheart Assembly. Quando due anni dopo le cose iniziano a girare per loro, suonano una live session per la BBC, e in festival come quello dell'isola di Wight, Reading, Leeds, il V-festival e Glastonbury. E' l'anno della svolta con la firma per la Fierce Panda e l'inizio al loro primo lavoro, questo Wolves And Thieves.
Registrato al Forncett Industrial Steam Museum del Norfolk, per catturare quei rumori ormai desueti che fanno la loro sporadica comparsa nello scorrere del disco, Wolves And Thieves è un disco folk pop che li lega agli ormai arcinoti Noah & the Whale (in Hope Hung High), Mumford & Sons (King Of Rome) e oltreoceano ai Fleet Foxes (Under The Waterway). Ma questo è solo un'illusione sonora del primo ascolto, perché se è vero che si uniscono a loro per strumentazione e filosofia, la coralità con cui costruiscono questo lavoro è più assimilabile ai Beach Boys e al pop della West Coast o a Young (So Long St. Cristopher o Carnival 4), se vogliamo partecipare allo sforzatissimo gioco dell' “Assomiglia a..”.
Le danze vengono aperte, ed è proprio il caso di dirlo, dall'incalzante singolo di lancio King Of Rome con la chitarra di Dominic Keshavarz all'incrocio perfetto fra la wave e il folk, messo il testa proprio per colpire l'ascoltatore. Infatti dalla languida e seguente ballata Anvil, e per quasi tutto il disco a dire la verità, il ritmo si abbassa e sono le ballate a fare da padrona. E ben venga se sulla strada di incontra un piccolo gioiellino grezzo come Engraver's Daughter, figlia legittima del classic rock delle highways negli anni Settanta, o un giocattolo partorito dopo ripetuti lunghi ascolto del Sergente Pepe come Reminder.
Peccato invece per quel senso di insoddisfazione che ci pervade alla fine di Carnival 4: se non si fosse lasciata andare negli ultimi tre minuti strumentali sarebbe stata di diritto il pezzo di punta di questo album.
Un buon disco di debutto per la giovane band barbuta, che lascia intravedere ottimi presagi a patto di un miglioramento nella scrittura, non la punta di diamante della coppia Herbert-Dale e nella scelta di una produzione più accurata, qui con Laurie Latham, l'ingegnere del suono degli album dei Monty Python, ma di sicuro con un album così qualcuno busserà alla loro porta.
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