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To Rococo Rot
Speculation
2010
Domino
di Eugenio Vicedomini
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Band di culto della scena elettronica/post-rock europea fin dalla metà degli anni Novanta, i To Rococo Rot sono un trio composto dal bassista Stefan Schneider e dai fratelli Robert (chitarra, laptop e sequencer) e Ronald Lippok (batteria ed effettistica) quest’ultimo protagonista anche del progetto Tarwater. La band berlinese ha avuto il merito di aver saputo rimettere in gioco gli elementi costitutivi della musica elettronica tedesca (denominata, in gergo, Krautrock), sotto l’influenza di gruppi come Can, Faust e Neu!, in una fine tessitura che attraversa generi come minimalismo, post rock e sperimentazione. Le loro creazioni in digitale vanno a braccetto con l'installazione multimediale proiettandoli all’interno di una nuova generazione tedesca di sperimentatori elettronici. Associati, inizialmente, dalla critica a gruppi del calibro di Tortoise, Trans Am e Stereolab, i To Rococo Rot si sono fatti conoscere circa dieci anni fa con il singolo Veiculo, per poi affermarsi con album come The Amateur View (1999), Music Is A Hungry Ghost (2001) e Hotel Morgen (2004). Oggi, con il loro perfetto e bilanciato mix di analogico e digitale, di strumenti e campionamenti, i TRR sono diventati un punto di riferimento nella musica elettronica mondiale. In questo scenario, a sei anni di distanza dal loro ultimo lavoro, ritornano con Speculation.
Il disco è stato registrato nel sud della Germania presso i famosi studi dei Faust. L’inizio del disco è folgorante e sembra risentire delle atmosfere vintage dello studio di registrazione. Ci si perde nel loop psichedelico che apre Away in cui la linea guida del basso è supportato dal fraseggio delicato della chitarra e da una drum machine minimale che ci ricorda i Cure di Seventeen Seconds. L'ipnotico e solenne piano che apre Seele fa venire in mente la bowiana Sense Of Doubt (la città, manco a dirlo, era sempre la stessa) dove strumenti e sample convivono ed interagiscono in maniera naturale. Horses è caratterizzata da ritmi percussivi ed effetti elettronici mentre Forwardness parte da un loop meccanico sul quale vengono via via inserite linee melodiche sospese tra i Can ed i Talking Heads. Il giochino noise di No Way To Prepare ci introduce il minimalismo di Place It e del successivo Ship It dove il trio dimostra di aver ben assimilato le lezioni di Brian Eno mentre Bells è un tappeto multistrato che un po’ ricorda alcuni suoni dei Kraftwerk.
Il disco si chiude con la cavalcata space-electronic di Fridays: giusto epilogo per un lavoro che sembra nostalgicamente invocare un ritorno al passato.
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02/08/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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