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La Moonjune Records è un’etichetta strana, continua a mandare roba contamina(ta)nte, di alto livello tecnico, con copertine cartonate molto belle e ricche di informazioni. I suoi dischi, però, contengono il seme della follia (non centra Carpenter, non vi agitate), colpiscono l’immaginario di chi ama gli incroci folli, e impossibili, fra il jazz che danza con il rock attraverso pattern elettronici. Nel caso di Barry Cleveland parliamo di un combo, allargato, di musicisti che amano giocare con gli estremismi elettronici, applicati ad atmosfere fusion. Lap-steel, basso elettrico, su una ritmica ossessiva, e il canto di Amy X Neuburg, nell’opener “Lake Of Fire”, sono alcune delle cose che troverete dentro questo lavoro, vicino ad alcune cose dei King Crimson, “You’ll Just Have To See It To Believe” (appunto). Sono ben tredici i colleghi di Barry che, con cappelino e occhiali da vista, piegato sulla sua chitarra come il vecchio Bob Fripp, è impegnato nel songwriting di questo “Hologramatron”. “Stars Of Seyulita” è una ballata lenta, intrisa di chitarre languide e sognanti, il canto, stavolta affidato a Harry Manx, è suadente e delicato. I cori femminili lo “aiutano”, nel chorus, rendendo il tutto più morbido. Ma non c’è nemmeno il tempo di assimilarla che si finisce per sgranare gli occhi di fronte a “Warning” (titolo esplicativo), fatta di scale velocissime e iper-distorte, costruite su una piattaforma ricca si synths selvaggi. La voce filtrata ricorda le amabili follie di Adrian Belew, in altri passaggi, “What Have They Done To The Rain” e “Telstar”, la band convince di meno. Ma è solo un leggero calo di tensione, subito dopo le chitarre arabeggianti di “Abandoned Mines” vivono di feedback e accordi pieni, incastonati fra i pattern della batteria, dapprima potente e precisa, poi smorzata da percussioni in fade out. Concludono questo buon lavoro tre bonus track, alternative take di brani già contenuti nel disco.
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