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Wavves
King Of The Beach
2010
Fat Possum Records
di Maria Francesca Palermo
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In copertina si vedono due palme, un felino induista incamerato come un dio impersonale e un titolo che arruola il colore giallo della sabbia e il ‘surfeggiare’ punk dell’oceano. Colpo d’occhio e tempismo eccezionali per Nathan Williams che giunto al terzo lavoro pare definitivamente fiorito. Ora è il tipico losangelino che arruffa bisticci, è il caos che muta con lamine simboliche e psichiche lo scarno arenile delle coste indie nell’oro primigenio della sabbia lo-fi. E fu così che Wavves si reinventò. La vecchia scuola punk della west coast californiana accende i fanalini dei demoni debitori di ”Smell Like Teen Spirit” con i colori elettrici di cui ora il ragazzo si fa portavoce. Per intendersi qui si ondeggia fra psichedelica, rock’n’roll e pop conditi giusto in tempo dall’elettronica. Merito in parte dalle Fat Possum, che da buon genitore ha concesso a Nathan di sperimentare finalmente le sue doti in un vero studio discografico e sotto l’occhio attento di Dennis Herring (già a lavoro con Modest Mouse, Counting Crows e The Hives). Quando il gioco funziona, il ‘re della spiaggia’ sviluppa un suono dell’impatto crescente, mentre altrove una leggera routine emozionale prende il soppravvento. È il caso di citare ”King Of The Beach e Post Acid”: sfuriate, voce garage punk e tante grazie ai riff presi in prestito dai Ramones. Poi arriva il momento di ”Mickey Mouse” e ”Baseball Cards”. Cioè giunge l’occasione di congratularsi con gli Animal Collective e i Beach Boys. La velocità e le acrobazie percuotenti si istanziano con ”Idiot” e ”Take On The World”, dove alla luce di nuove propedeutiche quali ”Linus Spacehead” e ”When Will You Came” sentiamo odore di Pixies e Grizzly Bear. I pezzi maggiormente riusciti sono i copra citati. Per l’appunto quelli dalla scarsa fantasia impiegata. Insomma, Kurt Cobain si è fatto indisponente. Reo dei suoi trascorsi da ragazzo ”So Bored” e senza speranza, concede all’insieme dei dodici pezzi un fascino cortigiano, esaminando il protocollo sperimentale degli Animal Collective e gli arzigogoli vocali dei Grizzly Bear. Strano ma vero. Sarà anche un bel sentire, ma sarebbe a dire che in giro trovate di meglio.
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20/07/2011 -
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