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Ariel Pink’s Haunted Graffiti
Before Today
2010
4AD
di Eugenio Vicedomini
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One-man band per antonomasia, Ariel Pink (il cui vero nome è Ariel Marcus Rosenberg) dopo anni di tirocinio nella Paw Tracks degli Animal Collective, approda finalmente ad una casa discografica di appeal internazionale come la 4AD, storica label britannica del periodo musicale “new wave anni Ottanta” famosa per aver prodotto band del calibro di Cocteau Twins, Dead Can Dance, Bauhaus e Birthday Party. Before Today è il suo nuovo album, come al solito accreditato agli Ariel Pink’s Haunted Graffiti ma scritto quasi interamente da lui. Molto del materiale proviene da stralci degli innumerevoli nastri casalinghi (si parla di oltre cinquecento pezzi registrati su cassette analogiche accumulate nel corso degli anni). Un disco che ad un ascolto poco attento potrebbe sembrare uguale ai precedenti ma Ariel Pink ha una capacità di scrittura sopra la media: riesuma e rielabora i generi che hanno accompagnato la sua crescita (Prince, Phil Spector, Bowie, Peter Gabriel, Talking Heads solo per citarne alcuni) per creare delle facili melodie pop usa e getta con il coinvolgimento di un’ampia gamma di strumenti rigorosamente vintage.
Col semplice aiuto di un 4 piste, Pink ci porta a spasso nel tempo. Dentro ci sono alcuni dei momenti pop più puri ed incontaminati degli ultimi anni: Il disco si apre con la marcetta quasi interamente strumentale Hot Body Rub, dove sassofoni e tromboni fanno da apripista agli urletti di Ariel, che giungono, squisitamente fuori tema, a pochi secondi dalla fine del pezzo. Round And Round ci mostra come Ariel Pink sia in grado di gettare nello stesso brano sonorità anni ’80 alla Police ed il Motown Sound, regalandoci un perfetto pezzo pop. In Butt-House Blondies si torna indietro ai Seventies e si sentono schitarrate alla Blue Öyster Cult. Little Wig ha un sapore marcatamente bowiano, dove la trilogia berlinese è immersa nel boogie dei Ragni di Marte. Menopause Man vaga tra il beat di Psycho Killer e gli arrangiamenti di Thriller. Reminiscences, con le sue atmosfere prog ci riporta ai tentativi commerciali di band quali Yes e Genesis con i sintetizzatori che sembrano usciti da una puntata di Miami Vice. Altri due potenziali singles sono Bright Lit Blues Skies, bellissima cover di un pezzo Sixties deilla garage band The Rising Storm e Can't Hear My Eyes, rifacimento in chiave soul di un suo pezzo originariamente inciso a bassa fedelta (suppongo su musicassette BASF).
Before Today è sicuramente un buon disco, sebbene alcune trovate possano sembrare ardite fino a lambire i confini del kitsch. Ma la sua audacia compositiva è comunque premiata ed il CD in questione rappresenta una tra le migliori raccolte di pop dell'anno: c’è tutto ciò che serve per fare un tuffo nel nostro passato e sentirsi ancora adolescenti per circa quarantacinque minuti.
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31/08/2010 -
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