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Maximilian Hecker
I Am Nothing But Emotion, No Human Being, No Son, Never Again Son
2010
Blue Soldier/ Pocket Records
di Andrea Belcastro
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Emozioni. Cos’altro siamo se non stupidi animali capaci di emozionarci. Di provare tristezza o gioia, paura e felicità, e perché no anche versare qualche lacrima per una canzone particolarmente toccante. E’ questo più o meno il concetto espresso dal songwriter tedesco Maximilian Hecker nel presentare ed elaborare il suo sesto album in meno di dieci anni di carriera.
I Am Nothing But Emotion, No Human Being, No Son, Never Again Son è (almeno nelle intenzioni dell’autore) un ritorno alla basica emotività della musica e della composizione cantautoriale. Per questo gli arrangiamenti lasciano in soffitta i vari orpelli e vestono le nuove canzoni unicamente tramite il delicato supporto del pianoforte e, all’occorrenza, qualche timida chitarra acustica. Cantore della sofferenza (non chiamatela tristezza, sennò s’incazza), Hecker dipinge delicate ballate dalla melodia tanto semplice quanto malinconica. Semplicità e malinconia che non sono però sinonimo di qualità, perché se la prima metà del disco, dopo lo splendido arpeggio di Holy Dungeon, viaggia su livelli più che accettabili e con un altro paio di brani di un certo spessore (Nana, presente tra l’altro anche in versione demo, e Court My Eyes Alone), la sensazione generale è di eccessiva pesantezza e pedanteria sonora e melodica. Una maggiore varietà generale (dall’esecuzione vocale agli ovvi arrangiamenti) avrebbe fatto sicuramente meglio, anche se, prese singolarmente, le canzoni non possono essere definite brutte. E qualcos’altro di estremamente buono, ascoltando con un minimo di pazienza in più, lo si trova, vedi la delicata orecchiabilità di Your Kingdom o il pathos in crescendo di You’ll Come Home Again.
Insomma un disco difficile da ascoltare e da analizzare: non un capolavoro e neanche un disco bruttissimo. La verità, come il più delle volte, sta in mezzo.
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01/09/2010 -
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