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C'era attesa per il quinto lavoro sulla lunga distanza del progetto U.N.K.L.E., di quell'irrefrenabile miscelatore di suoni e idee che è James Lavelle. Motivo per cui il fantastico cofanetto in edizione e promozione limitata, con doppio cd (il secondo con versione strumentale dei 14 brani) e booklet in cartonato delle evocative foto di Warren Du Preez & Nick Thorntorn Jones, ci ha accompagnato per gran parte dell'estate, alla ricerca di quella convinzione sonora, che al fine non abbiamo del tutto trovato.
Le speranze sono sempre parecchie dinanzi alle evoluzioni di James Lavelle in versione U.N.K.L.E., se solo pensiamo a hit come Be There con Ian Brown e a Burn My Shadow con un superbo Ian Astbury; ma soprattutto a capolavori come Psyence Fiction (grazie anche a DJ Shadow!) e Edit Music For A Film (fantasmatica colonna sonora immaginaria del 2005).
Qui il nostro è accompagnato da Pablo Clements e dalla solita, poliedrica collaborazione di artisti chiamati a raccolta, in questo caso prevalentemente provenienti dal circuito neo-post-psichedelico dell'indie statunitense. Così i suoni del disco sono largamente attraversati da roboanti cavalcate soniche, come Natural Selection (con The Black Angels), ma anche l'epica The Answer (Big In Japan); spazi più introspettivi, quasi à la PJ Harvey, come in Follow Me Down, con la splendida voce di Rachel Williams di Sleepy Sun. Quindi liriche parentesi in controtempo – Joy Factory e ancora un'eccelsa voce femminile: Carla Azar di Autolux – piuttosto che con oscuro retroterra da sezioni ritmiche simil Siouxsie & The Banshees, come in On A Wire di una delicatissima Lisa Lindley Jones, che ritroviamo anche nella percussività tribale di fine millennio di The Runaway, prima dell'oscuro trittico finale di Ever Rest, solitario eco di primi UNKLE decantati da Joel Cadbury; The Healing, con un mirabile Gavin Clark e la lenta, epica sinfonia di Another Night Out riempita dalla profonda performance di un Mark Lanegan in stato di grazia, che chiude il lavoro.
Ci rimane la sensazione di una creatività infinita, capace di incrociare le più oscure reminiscenze da goth wavers, come Budgie & Severin, insieme con esplosivi squarci nell'inferno quotidiano, con ritmiche a volte quasi jazz e poetica blues, tra tormentati amori da Heavy Drug (breve abbozzo remixato in rete in versione dance emozionale) e liriche discese down into heaven, come ci sussurra Lanegan sul finire. Forse l'intero lavoro risente di questo eclettismo, che a volte è un dono, altre appare straripante e a tratti ripetitivo. Eccellente, come sempre, la veste grafica e l'intera sperimentazione artistica (video, foto, booklet), a dimostrazione che James Lavelle persegue un visionario simbolismo che rende questo lavoro una produzione artistica a tutto tondo.
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