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Ozzy Osbourne
Scream
2010
Columbia
di Giancarlo De Chirico
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Decimo album in studio per Sua Maestà Ozzy Osbourne, icona indiscussa di tutta la scena metal internazionale. Per la prima volta Ozzy deve fare a meno di Zakk Wylde, il suo chitarrista storico, che si dedica ormai interamente ai suoi Black Label Society. Su Scream il ruolo che è stato per così tanti anni di Zakk viene interpretato da Gus G. dei Firewind. Però il livello qualitativo del disco non ne risente affatto, anzi c’è da osservare che i riffs elettrici del nuovo guitar player sono generosi e ficcanti, più di certi episodi del recente passato dell’esimio vocalist ex Black Sabbath.
Il produttore dell’album è Churko, lo stesso di Black Rain, e il disco suona un po’ come se fosse una reminiscenza dei vecchi Black Sabbath dei primi anni Settanta, tirati a lucido per la nuova era Metal. Il disco si doveva inizialmente intitolare Soul Sucker, ma poi è prevalso giustamente Scream, dopo un referendum all’interno del Fan Club dello stesso Ozzy. Brani come Let It Rock e Let Me Hear Your Scream, il nuovo singolo, ti fanno letteralmente balzare dalla sedia, con la chitarra di Gus G che quasi sbanda lungo il percorso a causa dell’alta velocità... Life Won’t Wait è una metal ballad di ottima fattura dai sapori zeppeliniani, mentre vanno segnalati gli arpeggi acustici di Digging Me Down, che introducono una lunga ballata di quasi sei minuti a metà strada fra le prime cose della carriera solistica di Ozzy e certe intuizioni melodiche proprie dei Metallica. Il disco scorre che è un piacere, le liriche di Crucify si scagliano contro le bugie di certi politicanti che scomodano Dio e mettono in campo tanta vuota retorica, quando in realtà pensano solo ai fatti loro. Una ballata elettrica di denuncia, aspra e cattiva, che sale di tono in maniera minacciosa e cattiva! Le sferzate elettriche di Fearless fanno da contrappunto ai coretti tipicamente anni Sessanta di Time, una slow ballad forse un po’ troppo edulcorata, ma comunque bella. I Want It More si rivela come un brano decisamente nuovo per quanto riguarda l’intera produzione di Ozzy, perché contiene interventi chitarristici che sono più caratteristici del Thrash Metal che dell’Hard Rock o dell’Heavy Metal.
Una novità quindi, azzardata e ben fatta, che denota il talento e la varietà di stili del nuovo chitarrista, che non fa rimpiangere Zakk Wylde in un album che suona davvero bene, potente e devastante, come soltanto Ozzy è in grado di essere.
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20/09/2010 -
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