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Che i Linkin Park avessero cambiato sonorità si era già notato dall’ultimo Minutes To Midnight del 2007, ben differente dal precedente Meteora e dal grande successo Hybrid Theory. Se nei primi due album potevamo considerare di metterli sotto l’etichetta di un genere come il nu-metal, accostandoli a band del calibro di Korn e Limp Bizkit, ora è difficile dare un nome al loro genere, forse non ha ancora un nome, o forse non è semplicemente un genere unico. Di certo c’è che non si tratta più di nu-metal. E anche le loro influenze più grandi, come hip hop e alternative rock, sono praticamente sparite: ne rimane soltanto una leggera traccia sfumata.
A Thousand Suns è il titolo del loro nuovo album, preannunciato dall’uscita del singolo The Catalyst che già ci avverte che i Linkin Park hanno deciso di continuare sulla strada aperta da Minutes To Midnight, sperimentando e facendo largo uso di sintetizzatori, tanto che The Catalyst sembra quasi un pezzo di quelli da discoteca anni ’90. La prima cosa che colpisce è il gran numero di tracce che fungono da intro, poi da pause o da intermezzi tra un brano e l’altro: infatti su 15 che compongono l’album 6 sono di questo tipo, ovvero soprattutto piccoli “frammenti” di musica o di rumori o voci come spesso si sente al massimo in una o due tracce di un album. Qui sembrano averci giocato parecchio e, forse, un po’ troppo. Comunque, il primo vero pezzo che troviamo è la traccia numero 3: Burning In The Skies, molto piacevole e in cui tutti gli elementi, elettronici e non, sono ben accostati. Stessa cosa possiamo dire per Robot Boy, pezzo aperto da un piano dalle note basse, che scorre liscio e rilassato ma sempre carico di molti elementi che si sovrappongono con la giusta destrezza. When They Come For Me e Wretches And Kings sono i soli due brani quasi completamente hip hop in cui è abbondantissimo l’uso di sintetizzatori. Il pezzo più aggressivo e tra i più movimentati è Blackout, comunque non aspettatevi i vecchi Linkin Park: siamo su tutt’altro genere. Iridiscent ricorda un po’ i Coldplay, piano e voce creano una piacevole atmosfera, poi raggiunti da batteria e suoni elettronici di sottofondo, mai invasivi. A ricordare più di tutti i pezzi da disco anni ’90 è The Catalyst che stracarica di sintetizzatori ci dà poco da elogiare se non un’ampia gamma di variazioni sonore comunque accompagnate dal solito ritmo. A chiudere l’album è un pezzo acustico (sì, pure l’acustico) che ci lascia così, un po’ a bocca aperta... e chi se lo sarebbe aspettato?
A Thousand Suns è carico di sperimentazioni, i Linkin Park saltano da un genere all’altro e probabilmente i brani migliori sono quelli meno classificabili, che di certo non ci ricordano i primi due album ma ci regalano comunque un ascolto piacevole, peccato che siano pochi. Forse la band con tutto questo sperimentare sta cercando la giusta via; speriamo che la trovino perché non si può dire che non ci lascino con un senso di amaro e tanti dubbi.
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