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Michael Giacchino
Lost: The Final Season
2010
Abc Studios
di Andrea Belcastro
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Lost. Un prodotto capace di ridisegnare lo stesso significato e concept di serialità televisiva. I motivi? Svariati, innumerevoli e sicuramente questo non è il posto più indicato per discuterne. Ma se alcuni di questi sono scontati (vedi il numero esorbitante di eclatanti colpi di scena e la qualità degli ormai storici personaggi), altrettanto fondamentale, ma spesso più in ombra, è il magnifico ruolo svolto dal compositore Michael Giacchino.
Da poco insignito del premio Oscar per il suo lavoro in Up (lungometraggio animato firmato Pixar), nei sei anni di programmazione del serial creato da J.J. Abrams e Damon Lindelof, Giacchino è stato capace di esaltare in modo geniale tutte le situazioni mostrate su schermo. Dalle lacrime alla pura esaltazione, con pari, e fortissima, intensità. Qualcosa di indescrivibile a parole e comprensibile solo nel perfetto insieme audiovisivo. L’ultima stagione di Lost, forse quella più tartassata dai critici e dai fan (a volte anche a ragione), ha visto un solo elemento salvato all’unanimità di giudizio: la colonna sonora di Michael Giacchino.
Il problema delle colonne sonore, prese come istanze fisiche (in cd o in mp3, a secondo dei gusti) è la notoria e congenita frammentarietà: temi di una certa consistenza si alternano a momenti atmosferici fini a se stessi se slegati dalle immagini che devono supportare ad altri in cui addirittura si susseguono effetti sonori che sembrano addirittura fuori luogo rispetto alla logica successione melodica. Tutti difetti cui Lost: The Final Season in un modo o nell’altro non si sottrae. Il perché è scontato: non avere l’appoggio delle sequenze filmate – che sono la base di ispirazione per il compositore stesso – è un handicap non da poco per una fruizione ottimale, ma ciò, in questo caso, non riesce a scalfire l’incredibile lavoro confezionato da Giacchino. Un inseguirsi emozionante di temi ripescati dalle passate stagioni e riarrangiati in nuove forme sempre più sorprendenti, ma soprattutto la capacità straordinaria di inventarne di nuovi ancora più clamorosi nella loro qualità e quantità. Roba che fa impallidire tutte le recenti produzioni, cinematografiche e non.
Una felice abbondanza che stavolta ha richiesto addirittura la suddivisione su due cd. Inoltre il ripetersi e il continuo intrecciarsi delle diverse composizioni rende difficoltoso scegliere una traccia in particolare capace di elevarsi rispetto alle altre, anche se per farsi una vaga idea potrebbero bastare le due bonus tracks rintracciabili su iTunes, rappresentati forse la summa della magnificenza raggiunta dal compositore italo-americano, il quale ha ormai tutte le carte in regola per candidarsi al ruolo di erede del grande maestro John Williams.
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23/09/2010 -
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