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Quest For Fire
Lights From Paradise
2010
Tee Pee Records/Goodfellas
di Giuseppe Celano
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Percussivi e reiterativi, queste sono due caratteristiche basilari dei Quest For Fire che, al loro secondo lavoro, fanno nuovamente centro. L’opener, di sette minuti, ”The Greatest Hits By God” racchiude tutta la loro anima, imperniata su violini maestosi, a cura di Sophie Trudeau dei Godspeed. Il suono è l’esplosione, al ralenti, di mille costellazioni fatte di Black Mountain, Kyuss e psichedelica arrostita dall’abuso di wah-wah, rimando ai White Hills. Questo modo violento ma contenuto di suonare conferisce alla band un irresistibile aura sinistra. Potenti e ossessivi i “Quest For Fire” sparano le loro cartucce attraverso composizioni fatte di riff magmatici, di schemi stilistici quadrati, e abuso di (sostanze?) effetti che li relegano nel mondo psych/stoner, anche se la band ha qualcosa in più da offrire. Le cavalcate come ”Strange Vacation” offrono spunti multicolore, le atmosfere sono intrise di una nebbia porpora che estrania l’ascoltatore. Il sound muscolare e il canto a mo di nenia si avvinghiano ai crescendo progressivi che uniti alla parte più lisergica ricordano gli Spaceman 3. La band allunga le take senza però deragliare, la loro forza sta al centro delle composizioni, l’idea viene elaborata intelligentemente senza cerca l’effetto shock sul finale (”Hinterland Who’s Who”). Sono attenti nei particolari, il songwriting non appare scontato ma pregno di idee vincenti. Il cerchio si chiude li dove l’opener si era interrotta. I nove minuti di ”Sessions Of Light” rappresentano la summa di quanto appena detto sulla band. Una buona uscita.
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13/10/2010 -
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