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Weezer
Hurley
2010
Epitaph
di Andrea Belcastro
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Può bastare una copertina geniale a rendere in qualche modo speciale un disco? La risposta è assolutamente negativa. Perché, nonostante lo sfiziosissimo omaggio riservato ad uno dei protagonisti del serial Lost (Hurley per l’appunto), i Weezer non sono esattamente all’apice della loro carriera come dimostra la recente notizia di una petizione organizzata da “ex fans” della band affinché Rivers Cuomo e compagni abbandonino per sempre le scene rock. Non proprio le premesse più felici per approcciare quel che è, nonostante tutto, il loro ottavo album in studio.
Ascoltare oggi il quartetto di Los Angeles significa infilarsi la giacchettina della squadra di football e andare a zonzo nei corridoi del college. Girovagare tra cheerleaders che provano il loro spettacolino, sgambetti ai nerds (quelli che portano gli stessi occhiali di Cuomo) che cadono per terra imbrattandosi i vestiti e i libri, e armadietti in fila dove nascondere il prossimo scherzetto da architettare prima che la campanella suoni e richiami tutto questo piccolo ecosistema all’interno delle proprie aule magari per la solita noiosa lezione di chimica. Questo fan venire in mente i Weezer: canzoni sempliciotte adatte alla trasmissione nella radio interna delle scuole americane. Immagini e suoni che abbiamo imparato ad amare (od odiare) in centinaia di serial tv e film. Canzoni scritte e confezionate ad uso e consumo dei teenagers, perlomeno quelli meno esigenti ma comunque un po’ più avvezzi alle sonorità rock. Un peccato, perché alcune buone soluzioni melodiche (vedi Memories, Ruling Me) vengono letteralmente fatte a pezzi da arrangiamenti patinati ed irritanti, e non è un caso che i momenti migliori arrivino li dove la grezzaggine viene sacrificata per far posto ad atmosfere leggermente più ricercate: esattamente ciò che avviene in Trainwrecks (un pop di ampio respiro che ricorda vagamente un mix tra Arcade Fire e Killers), la sognante e dolce Run Away, e l’acustica (perlomeno fino all’esplosione finale) Unspoken. I tre pezzi migliori, gli unici ascoltabili e, onestamente, salvabili.
Sembrano passati secoli dagli esordi del ’94 e dello strabiliante successo del singolo Buddy Holly.
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18/10/2010 -
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