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Sembra passata una vita dalla prima volta in cui ascoltammo le atmosfere velatamente malinconiche e ontologicamente lo-fi di If You’re Feeling Sinister. Album meraviglioso, forse uno dei migliori degli anni ’90, capace di portare all’attenzione del grande pubblico una band tanto particolare e singolare quanto affascinante come i Belle & Sebastian. Da quel picco in poi il collettivo scozzese ha portato avanti, lungo l’arco di altri cinque album in studio, un percorso musicale sempre più barocco e stucchevole e sempre meno fresco e gradevole. Un viaggio fermatosi bruscamente quattro anni fa con il controverso The Life Pursuit, e ripreso oggi, finalmente, con Write About Love. Sarà un successo? Scopriamolo insieme.
Se il suo predecessore, pur non impeccabile nel complesso, poteva vantare pezzi eccellenti come Another Sunny Day e Funny Little Frog, il nuovo lavoro di Stuart Murdoch e compagni incomincia a manifestare le prime rughe e i primi acciacchi. Comprensibile effetto collaterale se pensiamo ai quattordici anni di onorata carriera alle spalle, un po’ meno accettabile se in quattro di attesa non si è riusciti a mettere insieme un carnet di composizioni soddisfacenti. Questo perché, se la prima parte di Write About Love si difende con mestiere e qualche apprezzabile guizzo (di cui daremo ragguaglio a breve), la seconda metà, con l’eccezione dell’intima e – finalmente- sobria Read The Blessed Pages, appare obiettivamente pesante ed a momenti anche irritante (I’m Not Living In The Real World). La delicata voce di Sarah Martin (l’eclettica polistrumentista della band) apre I Didn’t See It Coming, un pezzo con un ritornello efficace ed un arrangiamento pomposo. Il più lungo del disco, ma per fortuna solo un aperitivo prima delle canzoni più riuscite: Come On Sister, con il suo ritmo spezzettato quella classica atmosfera che non riesci a distinguere mai se sia di spensieratezza o di nostalgico pomeriggio piovoso. Un piacevole paradosso marchio di fabbrica della band scozzese, risolto a favore della seconda opzione, invece, nella successive (ed estremamente delicate) chitarre liquide di Calculating Bimbo.
La novità più evidente che Write About Love porta in seno è la presenza di due guest star d’eccezione: Norah Jones e l’attrice britannica Carey Mulligan. Con la musicista figlia del grande Ravi Shankar protagonista di quel che è senza timor di smentita il brano più efficace di tutta la raccolta: Little Lou, Ugly Jack, Prophet John. Canzone splendida, profonda ed elegante. Performance vocali e strumentali, arrangiamento, tutto è dove dovrebbe essere in una composizione pop degna di questo nome. Se il disco si fosse fermato qui staremmo parlando di un eccellente Ep, ma non potendo ignorare la presenza del restante materiale ci facciamo belli e tecnologizzati e vi invitiamo a comprare le canzoni migliori singolarmente su iTunes. Conveniente, no?
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