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Circa un anno fa durante un safari in Africa Elton John ascolta dall’Ipod del suo compagno una canzone di Leon Russell, suo idolo negli anni ‘70 ed oggi pressoché dimenticato dal music business. Elton si emoziona profondamente e decide di telefonare a Leon, che si trova in condizioni disagiate sia economiche che di salute, e gli chiede “che ne dici di fare un disco assieme?”. Più o meno l’avventura è iniziata così, telefona poi ad uno dei produttori che più ammira, T Bone Burnett, vincitore di infiniti premi ed anch’egli si dice entusiasta e pronto a partecipare. Questa collaborazione porta alla pubblicazione di “The Union” un album a due voci e due pianoforti.
Tutte le canzoni sono scritte da Elton, Leon e Bernie Taupin, storico paroliere di Elton, ed un paio con il contributo di T Bone Burnett. E’ un disco profondamente umano, vissuto, sudato. A tratti malinconico, a tratti romantico, a tratti incazzoso. La vita e le esperienze di due grandi musicisti sembrano esplodere in un disco che tira le somme di quella che è stata la loro storia personale e che ora sembra ritrovare voglia di vivere e sognare tra i tasti di ebano ed avorio. Generi musicali diversi passano attraverso questo album, dal blues al soul, dal country al rock, dall’r&b al gospel. Le influenze del sud degli Stati uniti si percepiscono ovunque. Fondamentalmente è il disco di due pianisti che amano e vivono il loro strumento. Ogni canzoni ha una propria anima vibrante nata e cresciuta al pianoforte. Il disco viene registrato in presa diretta, con due pianoforti e un coro gospel di 10 elementi. Neil Young e Brian Wilson sono ospiti illustri. I brani migliori sono quelli dove Elton da libero sfogo al suo magistrale piano playing con ritmi rock e gospel. “Hey Ahab” è un pezzo trascinante, con un finale memorabile, e sulla stessa scia sono “Monkey Suit” e la straordinaria “There’s No Tomorrow”. Canzoni che vivono di voci gospel ed emozioni direttamente uscite dalla pancia. Altre sono molto più simili al repertorio più recente di Elton, la trasognante “The Best Part Of The Day” e “When Love Is Dying” sfoggiano armonie dolci e voci calde. “Gone To Shiloh” è una poesia in musica che ci riporta ai migliori testi di Bernie Taupin. Chiude l’album “In The Hands Of Angels” commovente brano del solo Leon scritto per ringraziare chi gli ha donato nuova vita riportandolo a suonare e comporre. Le due voci, sebbene molto diverse tra loro, si amalgamano perfettamente, profonda quella di Elton, tagliente quella di Leon. Due vecchi amici ricchi di storie da raccontare tra il piano bar e una chiesa del sud degli Stati Uniti. Sabbia del deserto che si appoggia su un vecchio pianoforte, voci che escono urlando dal delta del Mississippi. Questa è l’immagine che lascia il disco. Se avete la possibilità guardatevi i clip live su Youtube che rendono giustizia alle canzoni ed allo spirito con cui sono state create.
Il disco è bello, la produzione superba riesce a dargli una caratterizzazione unica. Attenzione: potrebbe non piacervi al primo ascolto, ma ad ogni ascolto successivo rischiate di innamorarvi di un disco, che seppur privo di novità, porta la musica che già conosciamo a livelli altissimi. Il debutto al 3° posto della classifica Billboard americana ci annuncia il successo di un disco molto atteso e di due artisti molto amati. Sicuramente la migliore musica di Elton da anni.
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