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Corin Tucker Band
1,000 Years
2010
Kill Rock Stars
di Maria Francesca Palermo
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Tra chi nel marasma del cosiddetto ‘clit-rock’, ci rifilava le Hole di Courtney Love a rappresentanza di un certo movimento ‘riottoso’ al femminile, noi dal canto nostro una certezza in merito l’abbiamo sempre posseduta: la buona novella sull’importanza della materia ricadeva sulle Sleater-Kinney e sull’ottima fattura dell’asse Tucker-Brownstein. Finita l’epoca delle Signore non resta che raccattare quelle antiche sottigliezze che mandarono in sollucchero gli intenditori. Se non altro questo deve essere stato uno dei motivi che ha spinto Corin Tucker ad esordire ora come solista, accompagnata da Seth Lorinczi dei Golden Bears e dall’ex Unwound Sara Lund.
Un album di debutto questo 1,000 Years che ha non poche assonanze con la sopracitata ex-formazione di Olympia. Vuoi perché se hai una voce come quella della Tucker devi pur onorare la sua grana sottile e se poi possiedi, anche, alle spalle l’eccezionalità di un cantautorato rock di quel tipo resti pur sempre vicino alla lotta dell’insurrezione febbrile. La novità è che adesso il nuovo composit reazionario della Tucker porta con sé la compostezza di una piena maturità artistica. Zero sbavature, zero collassi, la compostezza dei Nineties in una micro maglia di fusioni interagenti. Undici pezzi in media di quattro minuti, per un album che è una sorta di catarsi in crescendo tra flussi di chitarre urlanti e una voce che non perde mai la barra: dai saliscendi corrosivi di Doubt e Riley, all’andamento da processione punk di Half World Away, fino alle confidenze in notturna di Handend Love. E dopo tutto questo patire, resta anche spazio per le atmosfere folk di It’s Always Summer e Dragon tutte alterate, poi, dall’anima più tradizionalista di Pulling Pieces e Big Goodbye. Come spiegarvi, in ultimo, che il finale giunge, davvero, in bellezza. Il solo-piano di Miles Away spiazza e ci restituisce una Tucker intimista che narra di un’umana varietà di emozioni, ricordi e atmosfere, lontane mille miglia dal qui ed ora.
1,000 Years è solo alla lettera un album da ‘debutto’ in solitario. Qui si parla di valori musicali che ricalcano la portata più ampia della cultura di formazione di una musicista quale è Corin Tucker. Tradotto in gradimento significa dire che la lacrimuccia che scatta all’ascolto ai fedeli innamorati delle Sleater-Kinney funziona alla pari di un alto godimento per i ritardatari dell’ultima ora.
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16/05/2011 -
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