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Sting
Symphonicities
2010
Decca
di Bianca De Luca
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L’esperienza di If On A Winter Night dell’anno scorso, che vedeva la reinterpretazione in chiave sinfonica di classici inglesi e non come tema l’inverno, dev’essere piaciuta così tanto a Sting che a distanza di neanche un anno, non ha resistito alla tentazione di riprendere l’idea anche per pezzi della propria discografia, dandogli una seconda vita per l’ennesimo esperimento o sfizio – uno dei tanti - della sua carriera.
Ed ecco che la Royal Philarmonic Concert Orchestra, diretta dal maestro Steven Mercurio, lo accompagna in un lavoro patinato di grande sofisticatezza ed eleganza ma suscettibile già dal primo ascolto a qualche critica: più propenso a consensi dai fans devoti che per i primi arrivati i quali non facilmente riusciranno a digerire i pezzi selezionati per la tracklist che - striminzita - pecca di qualche mancanza. Resiste alla tentazione dello scontato Symphonicities, per non cadere nel pericolo di un riscontro scontato, lasciandosi andare solo con l’immancabile Englishman In New York che comunque con un sfondo di più di 20 musicisti non può non regalare virtuosismi ed incroci sonori non da poco e sicuramente – forse proprio perché se l’aspettavano tutti - è la più bella in assoluto, apportando un coinvolgimento totale di strumenti. Ancora più irraggiungibile invece la Roxanne ripresa qui rispetto a quella originale, che non regge il confronto con quella di George Michael di un precedente lavoro molto simile ma decisamente più ambizioso. Un progetto probabilmente di aspirazione e di ispirazione prettamente live cosi come di fatto si è poi evoluto in Symphonicity Tour toccando anche l’Italia, freddo e leggermente misero per la vasta produzione musicale del cantante che avrebbe richiesto e meritato una maggiore e più approfondita selezione, nella quale sarebbe stato facile spaziare abbondantemente e trovare qualche chicca se solo avesse pazientato, frenato gli istinti verso un progetto di moda negli ultimi anni, di facile successo ed impatto commerciale ma che, in questo caso, necessitava di qualche studio in più per renderlo realmente originale.
Obiettivo che di fatti non raggiunge. Un’idea sprecata e sciupata da una sorta di fretta legata probabilmente all’uscita del gemello If On A Winter Night, che non azzarda più di tanto negli arrangiamenti che, al contrario, rimangono piuttosto inalterati, se non inevitabilmente amplificati dal fascino di una mega orchestra che comunque rimane fedele alle versioni originali seguendo semplicemente gli ordini, accontentando coloro che non volevano uno stravolgimento tendente troppo al classico, o rinunciare a qualche batteria e chitarra elettrica qua e la, ma che lascia a bocca asciutta chi cercava qualche gioco e sperimentazione in più.
Si resta in attesa di un inevitabile dvd live senza dubbio più promettente.
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16/11/2010 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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