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Di questo ambizioso, tanto straordinario quanto difficile ritorno ne avevamo già parlato precedentemente, quando la notizia del ritorno di Suzanne Vega ha fatto spalancare gli occhi agli amanti del country folk americano puro.
Siamo al secondo capitolo di quest’opera, questa enciclopedia del folk oseranno dire gli intenditori del genere o comunque i suoi fans, o semplicemente un’enciclopedia della carriera di Suzanne Vega per coloro che ancora non hanno avuto l’occasione di scoprire il suo universo pieno di fascino. Ecco l’occasione adatta per conoscerla ed innamorarsene. Col primo Close–Up Vol. 1 Love Songs abbiamo lasciato alle spalle temi prettamente amorosi, turbamenti sentimentali, le sofferenze ma anche le altre sfaccettature nascoste ed ostentate dell’amore viste da Suzanne, tra tradimenti, cuori spezzanti, abbandoni e addii. Musicalmente abbiamo fatto un viaggio a ritroso nella produzione un po' più pop della cantante. Oggi, con Close–Up Vol. 2 People & Places, facciamo un'immersione nel country quello rude, di smog per le strade, di traffico metropolitano, di corse frenetiche, di silenzi, ma anche di caos, di panorami e scenari infiniti, ma anche di cupe atmosfere piovose per le strade di una New York autunnale che attraversa decenni come gli anni 80 e 90, che formano musicalmente gemme del genere e un’artista dalla “A” maiuscola. “Questo album inizia e termina a New York City la città in cui sono nata” spiega Suzanne Vega “Nel mezzo ci sono altri luoghi, alcuni dei quali immaginari. E’ un album pieno di bambini, femme fatale che invecchiano, dee e regine, ragazze della porta accanto, mogli tristi, uomini onesti e soldati ed eroi mai raccontati”. Nessun’altra spiegazione potrebbe essere migliore di questa. Come per il predecessore, pezzi storici come Luka, la bellissima e magnifica Liverpool restano prettamente fedeli alle versioni originali a parte qualche inclinazione tendente più sull’acustico che comunque da una rivisitazione d’eccezione e che regala al tutto la denominazione meritatissima di “chicca”.
Sicuramente una furbata l’uscita nei tre tomi, ma la pensata è stata davvero buona perché delinea e fa scorrere le tematiche con più attenzione ponendole sotto una riflessione sempre lucida. Pezzi mai contenuti precedentemente in greatest hits vengono qui inseriti, come la bellissima Queen And Soldier, o NY Is A Woman (già il titolo è da Oscar!), accompagnate da una new entry scritta a quattro mani con Mark Linkous e Dangermouse, The Man Who Played God. La grande assente: Left Of Center.
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