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Ma qual è il segreto del successo dei Kings Of Leon? L’amletico quesito turba i sonni dei musicofili di tutto il mondo da almeno un paio d’anni. Curiosamente, la risposta all’epica questione è quanto di più semplice si possa immaginare: pochi, semplici accordi e testi pressoché naїf. In effetti, la ricetta musicale della band di Nashville è basilare. La reazione media dell’ascoltatore “colto” (o sedicente tale) davanti all’ingenuità brutale, e a tratti involontariamente comica, di “liriche” come quelle di Sex On Fire, è la lacerazione delle vesti e susseguente autoflagellazione. Eppure, mannaggia, quello era un gran pezzo. Come lo era Use Somebody. Quelle chitarre e quella voce graffiavano più di un plotone di gatti arrabbiati. Potevano uscire distrattamente dall’autoradio, o anche rimanere confinate all’ascolto solitario e intimista dalle cuffiette dell’i-Pod; eppure, avevano la mirabolante capacità di sembrare sempre sparate a volume monumentale dagli altoparlanti di uno stadio gremito per ogni ordine di posti. Ma ora le cose sono cambiate.
Ora i Kings sono famosi, sono miliardari, e – a partire dal primo singolo estratto, Radioactive – la maggior parte di Come Around Sundown suona come se fosse diffusa tra i corridoi di un centro commerciale. Musica di sottofondo, insomma. Indolore, non disturba, non macchia, non ferisce. Cosa che invece la musica dovrebbe fare. Ci troviamo di fronte alla colonna sonora di attese infinite, con una reminiscenza di garage rock nel sound. Non mancano momenti piacevoli, come il morbido southern rock di Back Down South, ma in generale mancano pepe e carattere. Il clan Followill ha seguito uno strano percorso: all’evidente ricerca di una musica che li riavvicinasse alle proprie radici anche geografiche, dopo aver decantato la gaudente vita da rockstar in Only By The Night, sono finiti con l’approdare ad uno stile criptico, molto più simile a quello dei loro esordi, per il quale non è neanche lecito parlare di veri e propri “temi” (ascoltate The Immortals).
Chiamatela maledizione del successo, chiamatela come volete, fatto sta che certi atteggiamenti da divetti di Hollywood, recentemente sfoggiati da Caleb Followill e parentado, può permetterseli chi poi sforna un vero capolavoro. Così, temiamo di aver guadagnato solo le ennesime rockstar dell’ultima ora, che, forti di un terrificante successo di critica e di vendite, credono di potersi adagiare sugli allori, indugiando in esplorazioni che interessano molto a loro, e ben poco ai fan che li hanno portati sul tetto del mondo.
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