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Premesso che, per apprezzare pienamente i Bad Religion, si dovrebbe aderire incondizionatamente a tutta una cultura e a un’ideologia di ribellione e anticonformismo, che non disdegna affatto prese di posizione abbastanza forti e scomode, è evidente che in The Dissent Of Man la storica band californiana si è attestata su una filosofia un po’ più soft. I proclami ribellistici non mancano, e ci mancherebbe altro: immaginare i Bad Religion omologati sarebbe come pensare ai Venom che suonano nel coro della parrocchia. Fantascienza, appunto. Stavolta, però, l’urlo di rabbia e di autoaffermazione di Gurewitz e soci suona più semplice e diretto, meno appesantito da visioni apocalittiche e, di conseguenza, più vero. E quando le canzoni sono sincere, è quasi un teorema incrollabile che anche la musica ci guadagni.
The Dissent Of Man, non a caso, ci presenta i Bad Religion migliori del Terzo Millennio. New Maps Of Hell era stato un esperimento forse troppo azzardato, troppo concettuale rispetto alla musica senza fronzoli a cui ci hanno abituati. Brett Gurewitz, Brian Baker, Greg Graffin, Jay Bentley, Greg Hetson e Brooks Wackerman offrono una performance strepitosa, alla faccia dell’età (ad eccezione della new entry Wackerman). Dopo trent’anni di onorata carriera, possiamo tranquillamente insignirli del titolo di cattedratici del punk: siano d’esempio ai tanti giovani di belle speranze che hanno confuso il messaggio originale di questo genere ruvido, aggressivo e spietatamente diretto con un approccio alla vita e alla musica di disimpegno e leggerezza tout court. Nessuno come i Bad Religion è riuscito a scrivere canzoni che fossero sì di denuncia, ma senza rinunciare ad essere terribilmente divertenti. Impegno, concisione e nonchalance, ecco la formula vincente di The Dissent Of Man, che si apre con una triade superlativa: la stellare The Day The Earth Stalled, l’impagabile, stupenda Only Rain (assalto frontale contro la superstizione e il dogmatismo su cui diverse religioni organizzate, purtroppo, fanno leva, con scopi che con la spiritualità hanno ben poco a che vedere) e il primo estratto The Resist-Stance, assolo-killer e ritmo che farebbe pogare anche un morto. Nel prosieguo dell’album emerge un inedito avvicinamento al mid-tempo, e anche una certa simpatia per il country rock che fa tanto Tom Petty And The Heartbreakers (in Cyanide e Pride And The Pallor).
Nel complesso, The Dissent Of Man è un grande album; se proprio c’è da muovergli una critica, i Bad Religion confermano la propria tendenza all’autoreferenzialità. Una parte della tracklist è, francamente, superflua: forse una selezione più attenta avrebbe reso il tutto più efficace, considerato anche che Gurewitz&Co. non sono mai stati più di tanto propensi a reinventarsi. Però, diciamo la verità, anche se fanno la stessa cosa da trent’anni, la fanno talmente bene, che non ci dispiacerebbe se continuassero per altri trenta...
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