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Nuovo album per Serj Tankian, talentuoso musicista libanese di origine armena che è stato a lungo il vocalist dei System Of A Down. Mentre si parla insistentemente di una reunion del gruppo, Serj continua la sua attività come solista e pubblica il seguito di Elect The Dead del 2007.
Il disco che vi presentiamo si intitola Imperfect Harmonies ed è davvero un piccolo capolavoro. L’album infatti mescola con sapienza ed azzardo hard rock e musica classica, jazz ed elettronica, il tutto permeato dalla bellissima voce di Serj, capace di raggiungere tonalità epiche e drammatiche, e di lasciare sbalordito chi ascolta. Un disco atipico, ma che ti conquista piano, sempre di più, ad ogni nuovo ascolto. I brani sono davvero tutti molto belli, a cominciare da Borders Are e Yes, It’s Genocide delle ballate meravigliose, offerte solo in prestito alla musica rock perché dotate di una energia sbalorditiva e di una forza che vengono da molto più lontano, dalla tradizione, dalla musica antica. Imperfect Harmonies sembra infatti il doveroso seguito al tour orchestrale di Serj Tankian che presentava i brani di Elect The Dead in versione sinfonica. Ecco: è quella l’origine, è questa la nuova dimensione scelta da Tankian, che utilizza al meglio la sua vocalità e dona spazio alla sua sensibilità , che è delicata e sofferta. Serj è diventato ormai a tutti gli effetti un crooner e le “armonie” di questo suo nuovo album sono solo in apparenza “imperfette”. Meno System Of A Down, questo sì, è sicuro, Tankian sceglie un approccio di certo più sofisticato ed elegante che a tratti lascia disorientati a cospetto di tanta bellezza. I brani non sono più semplici canzoni di stampo rock: in generale infatti sono sempre intorno ai quattro minuti e si liberano maestosi nell’aria, come la straordinaria Gate 21, un pezzo talmente bello che si alza in cielo come una invocazione, come una preghiera. A parte Disowned Inc., una composizione che mostra evidenti derivazioni industrial, e l’aggressività hard rock di Left Of Center, il resto del disco è basato su una musicalità intima e molto riflessiva, che si traduce in un diffuso utilizzo degli archi.
Album da sorseggiare con cura, pieno come è di distillato di ottima musica.
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