|
Il settimo giorno Dio disse Metal e di colpo si materializzarono i Priestess! Nati nel 2003, dal chitarrista Mike Heppner, pubblicano il loro primo album ”Hello Master” nel 2005. Dopo il passaggio alla prima Major, RCA Records, i Priestess fanno da gruppo di apertura ai Dinosaur Jr. Il nuovo lavoro della band, su Tee Pee Records, parte con l’attacco fulminante di ”Lady Killer”, eseguita a velocità sostenuta, con assolo sgargiante, per stabilire immediatamente chi comanda. In questo lavoro si parla di storia, come un una lezione ripetuta da uno studente abbastanza sveglio da infilarci idee proprie, senza ripetere il libro pedissequamente. La chiama(vano) New Wave Of British Heavy Metal e tanto ”Prior To The Fire” è un volo dall’alto su ciò che quella musica ha rappresentato. Nata dalla tellurica spinta ‘sabbathiana’, qui resa moderna ed attuale, la musica di questo disco è ricca di classici assolo e di aperture melodiche con tanto di arpeggio pulito. La voce, che sfida le tonalità più acute, e i crescendo irresistibili, che tanto hanno caratterizzato le ballate di questo genere, sono alcune delle caratteristiche fondamentali della band. I nomi tutelari sono sempre gli stessi: Iron Maiden, Saxon, Judas Priest, i temi dei testi riguardano la vita, il sesso e la violenza. Canzoni dirette, pochi fronzoli, dal sound circolare, sfruttano una struttura portante che attinge a piene mani dall’hard rock, con qualche spruzzata quasi psichedelica. Niente di nuovo all’orizzonte, probabilmente il disco sarà presto dimenticato o annoverato fra le uscite minori. Quello che c’è di buono è l’amore per un genere che non è mai morto (”Sideways Attack”). La parte negativa è la prevedibilità di alcune soluzioni sonore scegliendo di sistemare i brani su un riff portante che ne delinea la fisionomia. Chorus e parti vocali, sebbene prive di enfasi, risultano convincenti, una pura dimostrazione di forza e fine tecnica servono a supplire alla mancanza di idee veramente originali. ”The Gem” è il brano che più si discosta da queste critiche e dallo stile N.W.O.B.M., mostra riff frizzanti, la lunga parte strumentale potrebbe essere considerata potenzialmente progressive. È un suono che viene dal passato e li vuole rimanere confinato, è una necessità a cui la band non può rinunciare. Sono retrò, furbi, e dichiaratamente votati al passato, e allora? Calmi avete ragioni tutti, sia se pensate che la band non sia originale, sia se sostenete che sia una scelta catchy. Suono duro e melodico, meno scintillante dei colleghi sacri, ma più grezzo e volutamente tamarro, si fermano ad uno step prima dell’eleganza maideniana e del piglio nervoso judaspriestiano. Poi se proprio vi rode il culo ci sono sempre i classici a cui attingere per placare i vostri “bassi” istinti metallici. Avete bisogno di titoli? Non credo proprio.
|