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Loreena McKennitt
The Wind That Shakes The Barley
2010
Quinlan Road
di Chiara Felice
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Dal 2006 l'appuntamento con Loreena McKennitt sembra esser diventato costante, a cadenza annuale l'artista canadese delizia le orecchie dei suoi estimatori con uscite discografiche alternando sapientemente le registrazioni in studio con quelle dal vivo. Ecco allora che a An Ancient Muse del 2006 segue Nights From The Alhambra del 2007, A Midwinter Night's Dream del 2008 viene seguito da A Mediterranean Odyssey del 2009.
Il 2010 si chiude con una nuova uscita discografica, The Wind That Shakes The Barley infatti è l'ultimo album in studio della McKennitt. Il disco, registrato nello storico tempio di Sharon (eretto nel 1832) a nord di Toronto è un nuovo tuffo verso le radici celtiche tanto care alla polistrumentista. "Every once and again there is a pull to return to one's own roots or beginnings, with the perspective of time and experience, to feel the familiar things you once loved and love still" per dirlo con parole della stessa Loreena. The Wind That Shakes The Barley riprende dunque un discorso iniziato nel lontano 1985, con Elemental, disco composto interamente da brani appartenenti alla tradizione irlandese; canzoni come She Moved Throught The Fair o l'adattamento in musica di Stolen Child (W.B. Yets) avrebbero trovato grande spazio nei concerti degli anni a venire diventando un vero e proprio must per ogni live che si rispetti.
Tutto non poteva che avere inizio in Irlanda, il brano che da il titolo all'album, infatti, altri non è che una ballata del poeta irlandese Robert Dweyer Joyce, che ci riporta indietro fino al 1798, anno della rivolta irlandese. La canzone racconta la storia di un giovane combattente irlandese che vede portarsi via la propria amata uccisa dagli occupanti inglesi; da quel momento in poi la sua decisione di combattere a fianco dei ribelli irlandesi diventerà una storia nella storia. L'irlandese William Butler Yets ritorna anche in questo ultimo lavoro di Loreena McKennitt che mette in musica la sua poesia Down By The Sally Garden. L'album è ricco di storie dalle quali l'artista ha soffiato via la polvere per donare loro nuova luce. L'inconfondibile voce della McKennitt riesce sempre a donare ad ogni brano un carattere quasi epico. Non ci vuole molto per lasciarsi trasportare in epoche lontane, per guardare - come da dietro il vetro di una finestra - la storia di un giovane amore che non si risolverà con dei fiori d'arancio (Down By The Sally Garden) o l'amore immaginato di un giovane per un'affascinante donna (The Star Of The County Down), gli eventi attorno ai quali si svilupperà la morte della regina Jane, terza moglie di Enrico VIII (The Death Of The Queen Jane) o la marcia di Brian Boru (Brian Boru's March). Il disco scivola via in un istante e senza nemmeno rendercene conto arriviamo all'evocativa The Emigration Tune, brano strumentale che anticipa The Parting Glass, ballata tradizionale irlandese che chiude il disco.
The Wind That Shakes The Barley è l'ennesimo viaggio di un'artista dalle grandi capacità vocali e musicali alla scoperta di un mondo ricco di fascino che ha ancora tanto da raccontarci. La fortuna vuole che esistano ancora artisti dalla curiosità implacabile, disposti a fare da intermediari per far sì che non si spezzi la catena del "tramandare".
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10/01/2011 -
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