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Richard Warren
Laments
2010
Tenor Vossa
di Giancarlo De Chirico
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Musicista storicamente noto per aver detto no a Noel Gallagher, che gli aveva chiesto di unirsi a lui per formare gli Oasis, Richard Warren ha tenuto fede nel tempo alla sua fama di musicista inquieto e poco disposto a legarsi saldamente ad un progetto. Negli ultimi cinque anni avevamo sentito parlare di lui come tastierista e/o chitarrista di supporto a band come gli Starsailor e i Soulsavers di Mark Lanegan, ma anche come produttore, in particolare di band sotto contratto con la Mute Records. Appena due anni fa aveva formato un nuovo gruppo, con il nome di The Cold Light Of The Day, ma adesso quel progetto appare già lontano. Adesso Richard Warren ha deciso di uscire definitivamente dall’ombra e di pubblicare il suo primo album solo, un disco di debutto che è davvero ben fatto sia sul piano dell’impatto emotivo che della potenza di suono che viene espressa all’interno delle undici composizioni che ne costituiscono la struttura portante.
L’album si intitola Lament ed in effetti contiene buone dosi di sofferenza e di dolore, rese comunque accettabili dalla godibilità del tessuto armonico che caratterizza i singoli brani. Il disco nasce da un lavoro meticoloso di scelta fra le circa trenta composizioni scritte da Richard Warren negli ultimi cinque anni , nei momenti di pausa dei suoi tour con altre bands. Le undici composizioni che compaiono su Lament sono quindi una sorta di “greatest hits” che vede come protagonista questa volta il senso critico di un autore, e non di una casa discografica. Anche noi allora facciamo lo stesso e vi indichiamo quali sono le migliori composizioni di un disco variegato e dalle molteplici anime, su tutte però emerge l’influenza dei Big Star di Alex Chilton, storico gruppo americano di power pop. Bellissima No Angel, il primo singolo, una ballata elettrica felicemente ispirata e sognante; sullo stesso livello No Companion Like Solitude, un brano acustico semplice, ma ben strutturato e toccante, e il rock blues ben calibrato di The Devil Is My Shepherd, un pezzo che è marcatamente autobiografico e che ricorda quei momenti in cui Richard aveva intrapreso abitudini di vita decisamente sbagliate. Da segnalare anche It’s A Crying Shame una ballata che presenta morbide derivazioni pop, insieme al rock classico di Nature Boy e di Brother Mary.
E’ un disco dal lontano sapore psichedelico che contiene più di un riferimento alla musica acida della fine degli anni Sessanta, ma che mescola questo approccio con spunti bluesati e con atmosfere più tipicamente post-punk. Un album comunque intrigante, che ti permette di scorgere momenti magici accanto a ballate di discreto valore.
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11/01/2011 -
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