|
A cinque anni di distanza da Fetish, è il momento di un nuovo album per Luca Faggella, musicista, compositore ed interprete originario di Livorno, che si è recentemente trasferito a Roma. Impegnato in diversi progetti collegati con la letteratura e l’arte moderna, Faggella si conferma come artista polivalente e fuori da qualsiasi obbligo legato alla commercializzazione delle sue idee, dei suoi prodotti, sempre così diversi.
Adesso è il tempo di Ghisola, un disco liberamente ispirato nel titolo al protagonista di Con gli occhi chiusi, un romanzo di Federico Tozzi. Il disco è davvero speciale, è inutile dirlo, perché la complessità dei temi e delle suggestioni non comporta danni rispetto alla fruibilità dell’ascolto. Ogni album di Faggella rappresenta una piccola perla che si aggiunge sulla scena indie rock, ogni sua opera musicale è sempre più sofisticata e complessa, e quindi ancora più interessante. C’è un respiro internazionale nella musicalità di Luca che manca ad altri cantautori, c’è un modo di coniugare le sue diverse esperienze musicali che ci permette di sentire in modo diverso lo spessore dei suoi brani, influenzati da tanto rock anni Settanta e Ottanta oltre che da un afflato folk più tipicamente mediterraneo. Il nuovo disco Ghisola è stato prodotto da Giorgio Baldi, già collaboratore di Max Gazzè e di Stan Ridgway, ed è caratterizzato da un uso particolare della sezione vocale, mai così intima e confidenziale, tanto da far parlare di lui come il nuovo crooner della canzone d’autore italiana.
I brani sono cantati sia in italiano che in inglese e - oltre a Ghisola, la title track - mi sono piaciute molto Baghdad, Come, Pitigliano e la splendida Ti bacio e torno. Echi di storie della Maremma, regione di cui è originario, si mescolano a citazioni di natura diversa come Minnush, tratta da Tredici Canti e scritta con gli Assalti Frontali, e come St Elmo’s Fire, una bella cover dell’omonimo brano scritto da Brian Eno nel 1985. Drammatica ed inquietante, Maremma Sangue si intaglia nell’animo di chi ascolta come una delle più belle interpretazioni in assoluto di Luca Faggella, così come destano fascinazione ed inquietudine le sonorità rarefatte di Parrana, la composizione solo strumentale che chiude un album che merita davvero il vostro ascolto.
|