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Pearl Jam
Live On Ten Legs
2011
Island
di Nicholas Matteucci
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La storia di una delle band più rappresentative degli anni novanta. Diciotto brani tra successi, chicche e cover registrati dal vivo in diversi concerti tra il 2003 ed il 2010, rimasterizzati e rimissati dal loro storico ingegnere del suono Brett Eliason che rende le tracce e le atmosfere lineari e coerenti. Settantasette minuti di esempio di cosa sono capaci di suscitare i Pearl Jam in concerto. Un assaggio insomma, ma per chi?
Non certo per i fan più appassionati, che nei loro hard-disk possiedono tonnellate di bootleg. Allora per assurdo avrebbero potuto chiamarlo “Pearl Jam for dummies” ma forse è proprio questo l'obiettivo non dichiarato del disco, che però sarebbe potuto e dovuto essere l'album celebrativo con il quale Eddie Vedder e compagni spegnevano simbolicamente venti candeline dall'anno del loro esordio Ten. Il clima di auto-citazioni e omaggi al passato in effetti è evidente fin dalla scelta del nome di questa nuova release, che riprende quella del primo disco live del gruppo di Seattle che si chiamava Live On Two Legs (1998). Questo Live On Ten Legs ha quindi anche un rimando all'apripista della discografia, almeno nel nome, ma poi nella tracklist di pezzi appartenenti a quell'album troviamo solo Porch con le celeberrime Alive e Jeremy. Provando a fantasticare ed azzardare delle ipotetiche soluzioni alternative, che avrebbero potuto suscitare più fascino o interesse, si sarebbe potuto fare un doppio cd con le canzoni di Ten in versione live per un cd e acustiche per l'altro, oppure una raccolta tra le tantissime cover eseguite negli ultimi tour. Il disco è senza infamia né lode ma, con tutta la stima, non regge i confronti specialmente se paragonato ad un altro illustre predecessore, quel Live At The Gorge che raccoglieva in un cofanetto ben otto ore di live! Sembra strano immaginare una strategia commerciale per espandere la forbice di pubblico da parte dei Pearl Jam, con il proprio nome già profondamente scalfito sulle tavole della storia del rock e considerando che già negli anni novanta il Rolling Stone Magazine li etichettava come antidivi che spendevano il tempo ad allontanare con ogni mezzo la fama.
In definitiva è giusto dire che la selezione dei brani (con buona pace di tutti per qualche grande esclusa, Given To Fly tanto per dirne una) e la qualità delle performance, ovviamente ottima, rendono il prodotto gradevole ed emozionante. Il momento di gloria per i fan italiani è rappresentato dalla cover Public Image (dei Public Image Limited dell'ex Sex Pistol Johnny Rotten) registrata la scorsa estate a Venezia. Consigliato a chi li conosce poco e desidera approcciare al loro mondo.
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24/01/2011 -
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