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”Snow In June” è l’album di debutto di due veterani della scena musicale di Dallas, Toby Pipes (voce e chitarra) e Nolan Thies (voce e basso), che per la prima volta hanno deciso di collaborare alla scrittura dei brani, ma anche ad arrangiamenti, mixaggio e produzione. Il risultato sono dodici canzoni (forse un po’ troppe), dal sapore un po’ retrò, in linea con il pop etereo, intimista e dreamy degli anni Ottanta. Di sicuro i due non nascondono di aver ascoltato e riascoltato i vecchi dischi dell’etichetta 4AD che in quegli anni produceva Cocteau Twins e Dead Can Dance, così come hanno attinto a piene mani dallo ‘shoegaze britannico’ dei favolosi eighties. Purtroppo, come in tanti casi, ispirarsi a vecchi maestri non basta ed ogni creazione va contestualizzata al suo tempo. Mentre una trentina di anni fa, The Jesus and Mary Chain e My Bloody Valentine sperimentavano portando il genere alle sue massime espressioni e diventavano modelli per future generazioni di band, nel nostro caso di sperimentazione ce n’è poca, si viaggia in territori conosciuti, in un revival che sembra non conoscere sosta nello scenario internazionale, dagli ovvi risultati alterni. In questo salto nel passato, dopo un’introduzione strumentale (”Makeshift Blinds”), parti vocali sognanti, chitarre elettriche e synth ci trasportano in sonorità pulite e orecchiabili, a cominciare da ”Snow In June” che dà il titolo all’album, il cui intro lento e avvolgente caratterizza un po’ tutti i brani. Da segnalare tra i brani migliori è ”Mute”, sussurrata e poetica, che come ”No Hope” contiene in sé un certo andamento filmico, che evoca storie e paesaggi. Non male neppure la romantica ”Your Side”, anche se già sentita, e ”Robin” che richiama alla memoria gli ineguagliabili Placebo. Al disco va riconosciuta una certa delicatezza, un tentativo di dar vita a melodie morbide e a tratti seducenti. Poca ricercatezza, nessuna inquietudine o complessità, sound dolci e carezzevoli per un album che, seppure non originalissimo, rimane comunque godibile. Piacerà di certo a chi non cerca genio e sregolatezza. I giovani Pipes e Thies verranno ricordati se nei prossimi album riusciranno a mettere da parte la maniera e trovare la giusta ispirazione. Del resto, mai nome della band era stato più azzeccato: il little black dress è quel “tubino nero” che tutte le donne hanno nell’armadio e che tirano fuori quando non hanno voglia di osare o desiderano passare inosservate. Il vestito che “va su tutto”.
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