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I ragazzi di Minneapolis sono tornati, e a sentirli sembra anche cha abbiano voluto concedere più aria e più spazio ad un lavoro che si distanzia dal proprio passato con il giusto disincanto. I Tapes ‘n Tapes riprendono da dove hanno lasciato, viaggiano nei canoni del genere, ma guardano fuori dal proprio fanalino di marcia con una più spiccata omogeneità di intenti che suona pure meglio del precedente Walk It Off (2008). In un certo senso Outside è un album che parte dal vecchio, dal rock’n’roll, per sbarcare, poi, ai tempi nostri con una certa dose di autocompiacimento, accorgendosi che forse, in fondo, non c’è niente, o quasi, che non valga la pena ritrattare.
Le classiche ballate alla maniera dei Tapes ‘n Tapes, si direbbe: ritmiche elementari e scorrevoli che sfruttano al meglio l’arte dell’immediatezza. Qui tutto è apparentemente al posto giusto e fila via abbastanza liscio. Parliamo di una ciambotta vagamente caraibica, qualcosa che sintatticamente è un ‘waiting for the sun’ continuo, da spendere con parsimonia tra gli arrangiamenti dei Vampire Weekend (One In the World) e lo swing liceale fatto di vino e gassosa (Swm). Il tutto senza dimenticare di temporeggiare un po’ nella sala, con gli occhi chiusi e ispirati da People You Know, un pezzo che sarebbe servito a Marty McFly per accompagnare e vincere il ballo della scuola. Quando gli sketches funzionano e azzeccano la melodia e il riff giusto, giuriamo che lì, a cavallo della stagione di mezzo, ci si diverte proprio tanto. A cassa sbrigliata Badaboom è capace di slegare muscoli e piedi, armonizzando finanche il cuore attraverso la sezione ritmica dei fiati. Ma il meglio dei quaranta minuti arriva decisamente con Nightfall e Freakout, quando capisci definitivamente a che gioco amano giocare i Tapes ‘n Tapes: contrapposizioni di melodie, riprese e abbandoni su canzonette chitarristiche sempre fedeli a uno stile riconoscibile. Certo si potrebbe discutere dell’aspetto prettamente musicale e di come alcuni momenti dell’album galleggino nella più totale normalità, restando sul carino o quasi. Almeno la metà dei dodici pezzi ha, infatti, uno scheletro piuttosto esile, che brilla più nell’evocazione delle atmosfere che nei suoni. Specie quando rallentano, infatti, i Tapes ‘n Tapes abbassano nettamente il tiro e la qualità degli ascolti andando alla ricerca di protezioni elettroniche che utilizzano senza nessun fine preciso (On And On, Hidee Ho). Ma anche questa operazione è studiata nei minimi dettagli, e ha sempre un tempo minimo di durata che in ultimo consente all’album una buona ripresa e una certa omogeneità d’insieme.
Certo, se quello che cercate da un lavoro come questo è lo stupore e la creatività strumentale, ovviamente rassegnatevi a recuperarle altrove. Outside è un’eterna stagione di mezzo, qualcosa che sta al centro tra il tutto e il nulla. Se gradite questo è il nuovo vessillo dei Tapes ‘n Tapes, un pacchetto turistico da prendere per intero o al massimo passare a chi ha più entusiasmo da vendere.
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