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E' uscito a quasi due anni di distanza da A Filthty Lesson For Lovers il nuovo album di Spiral69, secondo episodio di una fortunata serie, per una band che ha avuto su di sè gli occhi dei Love Amongst Ruin, con cui sono stati i tour in Italia, e del batterista dei più famosi Placebo, a cui anche Spiral69 vagamente si ispira .
No Paint On The Wall ha delle atmosfere ancora più intime e scure rispetto alla precedente sporca lezione per amanti, qui la disillusione è molto più ossessiva, la vita è molto più presente in tutte le sue sfaccettature e la voce di Sabetti si fa graffiante in alcuni brani piuttosto che oscura e inselvatichita in altri. L'album si apre con Collecting Lies, che sembra quasi una dichiarazione di Spiral69 di quale sarà la direzione della narrazione, difatti subito dopo arriva il disilluso amore di Cold e l'enorme e criogenica Berlin. Dopo l'arrabbiata Everyone Has Something To Hate c'è il passaggio su Ethon II e Beautiful Lie subito dopo, ancora menzogne per Spiral69 in questa vita che sembra sempre più pervasa da ipocrisia. I suoni sono sempre quelli dolci e strazianti dei violini, del pianoforte sempre presente, di chitarre acustiche e un basso spasmodico e senza tregua, senza far mancare le parti più elettroniche inserire forse in minore misura in questo lavoro rispetto all'album precedente, ma anche qui molto importanti a delineare una vena semi industrial del progetto. A questo punto arriva la splendida No Paint On The Wall, altro brano di punta di questa produzione insieme a Cold e Berlin, un brano che si sente provenire dall'esperienza personale dell'artista e che, per lui, rappresenta qualcosa di più che note e armonie, è chiaro come Sabetti in questo album abbia messo una parte di sé più trasparente e più legata a se stesso. Il racconto di tutti questi vari passaggi è sicuramente un girone dantesco nella vita di tutti i giorni, nella vita che potrebbe essere quella di chiunque, la forza musicale dark pop di Sabetti si lega anche a questo messaggio che, effettivamente, raggiunge tutti senza fatica e, questa, è sicuramente la chiave di volta di tante possibilità future. L'album ormai a metà ascolto decolla ancora con il brano featuring Tying Tiffany, The Girl Who Danced Alone In The Disco, a cui segue Love Is For Losers, quasi una commemorazione al precedente album e Best Porno, altra perla di questo album. A chiudere il tutto un tributo ai The Cure, chiarissimo, con Bleeding Through, che sembra quasi un'unione tra The Forest e Pictures Of You, apprezzabilissimo encomio da parte di Sabetti alla band che sembra essere stata un po' il fil rouge ispiratore di questo ultimo suo prodotto.
No Paint On The Wall apre nuove vie al progetto Spiral69 facendolo definitivamente istituire come una delle più importanti realtà wave-dark-pop del nostro Paese e anche estere, un progetto che ha del potenziale inestimabile in una contemporaneità fatta solo di emulazioni. Facciamo i nostri migliori auguri a Spiral69 e ascoltiamo No Paint On The Wall con la coscienza di chi sa che non passerà per nulla inosservato.
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