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Belshazzar's Feast
Find The Lady
2010
Unhearted
di Chiara Felice
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Tra montagne nebbiose e pub situati in una strada alla fine del mondo, arriva il suono di una fisarmonica accompagnato da una voce che in un certo qual modo sembra esserci familiare. Voce modellata da secoli e secoli di racconti. Racconti che in parte sembravano esser destinati all'estinzione e in parte erano invece usciti vittoriosi dalla lotta contro il tempo. Tempo che può nascondere ma non cancellare. Di storie sepolte dal tempo “Find The Lady” sembra non averne traccia, troviamo invece molti traditional conosciuti, a partire dal brano che apre l'album “Wild Rover”, vero e proprio cavallo di battaglia per molti gruppi di estrazione folk. Tutto è pervaso dall'ombra del passato, dalle canzoni al nome del gruppo: Belshazzar's Feast, titolo di una delle cantate più note del famoso compositore William Walton. A capo di questo grande carrozzone stracolmo di storia c'è il violinista Paul Sartin, già con i Bellowhead, affascinante progetto di folk contemporaneo composto da ben undici elementi (compresa una sezione di ottoni). Nei Belshazzar's Feast, Sartin presta anche la sua voce ed è affiancato dal fisarmonicista Paul Hutchinson, oltre che dai musicisti Pete Flood (percussioni), Jackie Oates (viola, cori) e Jim Moray (chitarra), giovane e abile produttore che curerà il mixaggio del disco. L'album è ottimamente prodotto e curato negli arrangiamenti, l'ispirazione sembra l'unico elemento mancante. Non basta infatti la grande preparazione musicale di Sartin e company; la tradizione viene ripresa e riproposta senza grandi stravolgimenti, senza virate geniali. Un'ora di musica orecchiabile ma priva di slanci appassionati. Affascinanti le atmosfere create, grazie anche ai tappeti sonori della fisarmonica (“Queen Of Hearts/ Well Done Jack”, “Home Lad, Home”), facile in molti casi pensare alla verde terra d'Iranda (“Widows Shall All Have Husbands”). “Primus Hornpipe” è l'unica eccezione che ci porta fuori dai confini delle due isole sorelle per catapultarci nella piccola collinetta di Montmartre, nel chiaro-scuro di un locale parigino, intenti ad ascoltare l'incedere jazzato di un gruppo di musicisti, magari capitanati dal vecchio Django (Reinhardt). La bravura c'è, ma sarebbe stato bello far andare l'ascoltatore oltre i luoghi comuni della propria fantasia. Tracklist 1. Wild Rover 2. Widows Shall All Have Husbands 3. Thresherman 4. Queen Of Hearts / Well Done Jack 5. Primus Hornpipe 6. Lull Me Beyond Thee 7. Turtle Dove 8. Bloomsbury Market / Bloomsbury Hypermarket 9. Circle of Biscuits 10. Queen Of the May 11. Royal Flush / Elephant Stairs 12. Home Lad, Home
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26/02/2011 -
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