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Ci sono dei dischi, o almeno una tipologia che almeno una volta nella vita devono essere ascoltati, questo è uno di quelli. Avete presente quel rock duro col botto? Ok, questo disco va oltre, è durezza pura, è espressione senza limiti ne costrizioni. Il quarto album degli Ampersand è la candelina per il loro dodicesimo compleanno di attività, e non c’era modo migliore di festeggiare. L’energia straripante travolge qualsiasi esitazione, e il disco quasi sobbalza nel lettore, a partire ”Home Tom”, un motivetto semplice che ricorda stilisticamente il miglior Les Claypool, e una tempesta distorta e vorticante; ”That Day” si avvicina a sonorità più industrial, il duro lavoro della sezione ritmica ammortizza l’incessante martello della chitarra e la voce guida la melodia fino a limiti estremi, il cambiamento stilistico del trio è evidente, influenzato come dichiarano da nuance pop, le usano miscelandole come degli alchimisti senza mai sbagliare dosaggio. Hannsu Lakkinen interpreta i motivi dando personalità al cantato, come in ”Everyone Stares” che in un battito cardiaco pompa rabbia e adrenalina a vagonate, trasformando e plasmando il brano sotto i colpi della batteria. ””Tony-Tony” è una perla, un bellissimo brano in cui le bacchette danzano sulla batteria di Shmellack, il lato oscuro e onirico avvolge tutto con ”Don Marcello” che strapazza la chitarra piegandola ad uno stridio viscoso, una danza di piccoli minuti indiani intorno al totem della musica, una delizia. La furiosa battaglia ingaggiata da ”Make ’Em Bleed” sfocia in un hard-rock-a-billy, in cui il trio intreccia talento ed estro. ”Closer” frulla e falcidia tutto in un unico uragano, ”Chasseur De Tete” è un tocco di classe messo lì, un regalo nascosto ed intimo arricchito dalla partecipazione di Meleée degli Psychopath. Tutti i brani hanno in comune qualcosa di vivo, qualcosa che affonda i denti direttamente nella carne, come una deflagrazione musicale, rock ‘n’ roll come non se ne sentiva da tempo, frenetico alla Queens Of The Stone Age, ma al contempo sinuoso alla Boss Hog, una miscela incredibile di stili e sonorità che messe insieme fanno scintille in quattro quarti. ”Dead One And A Horse” è un disco infinito, in ogni brano ti sorprende e ti tiene in debito di ossigeno, facendo di te un burattino guidato da un ritmo incredibile.
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