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Smith Westerns
Dye It Blonde
2011
Fat Possum Records
di Andrea Belcastro
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Non hanno alcuna pretesa di apparire originali, e men che meno innovativi. Vengono da Chicago, hanno appena vent’anni eppure sono già al secondo album. Probabilmente le loro stanzette sono decorate con poster di Beatles e il faccione del Bowie glam era. Si chiamano Smith Westerns e fate cosa buona e giusta se vi segnate questo nome. Chi fa un disco come questo o finisce nell’oblio l’anno dopo perché incapace di ripetersi su certi livelli oppure ancora avrà una carriera lunga e luminosa. Vale la pena correre il rischio.
Ormai l’hanno capito pure i bambini che è in corso un massiccio (in particolar modo dall’America) revival degli anni ’60-’70, e se l’anno scorso furono i Morning Benders a stupire realizzando un bel dischetto che pescava a piene mani dal sound West Coast (Brian Wilson docet), nel 2011 tocca proprio ai Westerns ripulire i cassetti del pop versione d’oltremanica. L’influenza dei già citati Beatles e Bowie è cristallina quanto il mare della Sardegna, ma sarebbe oltremodo riduttivo banalizzare il lavoro svolto da questi ragazzi definendoli banali cloni di tali mostri sacri. Qui, invece, la sostanza è tanta: le dieci tracce che compongono Dye It Blonde sono piccole e luccicanti gemme pop. Melodie orecchiabili, refrain che ti uncinano senza mollare più la presa e una pregevole profondità strumentale a dare ulteriore valore al tutto. Ascoltare Weekend, Still New e Only One per credere. Certo, a volte l’impressione di ascoltare qualcosa di già sentito è fin troppo forte e gli arrangiamenti sono forse meno vari di quanto il buon senso consiglierebbe, ma trattasi di quisquilie. Se gli darete una chance preparatevi a ricaricare il vostro iPod più volte del solito, difficilmente riuscirete a staccargli le orecchie di dosso.
Noi nel frattempo fantastichiamo sul loro prossimo album, speranzosi e con moderata (ma giustificata) fiducia.
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01/03/2011 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
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