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Terzo album solo per Joan Wasser, più nota come Joan As A Police Woman, l’artista americana che si è imposta all’attenzione di tutti grazie alla particolarità della sua voce e alla profondità delle sue interpretazioni.
Il disco si intitola The Deep Field, spazia da suggestioni astrali a meditazioni terrene, da tematiche universali a rivelazioni intime, dal rock di autore al funky e alla soul music e a buon diritto si può definire l’album della sua maturazione definitiva. Il “Campo Profondo “ del titolo si riferisce ad una immagine scattata dal telescopio Hubble che ha catturato una regione interna della costellazione dell’Orsa Maggiore, galassia molto distante da noi, ma dove - al contrario di quanto succede qui - tutto è animato da una calma profonda ed assoluta. Al tempo stesso The Deep Field è un territorio ancora in gran parte inesplorato che si può conoscere solo leggendo all’interno della nostra anima, e l’ascolto del disco è decisamente un aiuto se vogliamo scavare dentro noi stessi. Ballate stupende come Human Condition, Flash e I Was Everyone regalano momenti davvero intensi ed emozionanti a quanti avranno la fortuna di porsi all’ascolto. Non si tratta di semplici slow ballads perché possiedono un groove interno di derivazione soul e rhythm & blues che le rende davvero speciali. Joan mette mano ad un repertorio conosciuto, talvolta va a pescare soluzioni tipiche degli anni Sessanta, come su The Magic e Action Man, ma lo fa sempre lasciando una sua impronta originale, raffinata ed intensa. No, non si concede a derive sperimentali o innovative, ma rivisita quanto è già conosciuto con una intelligenza e con una classe che lascia sbalorditi. Il beat urbano di Nervous ricorda qualcosa dei Funkadelic, su Chemmie invece si riconoscono echi ed influenze di Marvin Gaye, insomma tanta musica “nera” interpretata con nuova freschezza, anche grazie alla produzione attenta di Bryce Goggin, che riesce a dare il giusto risalto a questa artista di origini caucasiche, che oggi risiede a New York, che arrivata a 40 anni di età elabora con sincerità le sue sofferenze e le sue inquietudini e che ci offre il risultato del suo lavoro interiore sotto forma di canzoni splendide, evocative e toccanti.
Anche i passaggi musicali più tesi ed opprimenti possiedono una via di uscita, conoscono la luce della speranza, e della libertà, in quello che è il disco più positivo di Joan, che ritrova voglia di vivere, di amare in un contesto come quello della civiltà occidentale che invece genera spesso separazione, solitudine e l’individualismo più cupo.
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