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Sono molti i musicisti che da sempre sentono il richiamo per la musica americana, nelle sue più disparate accezioni. Alcuni vengono stregati sulle fangose strade del blues, mentre altri rimangono ammaliati dai suoni provenienti dall’America rurale. A quest’ultimi appartiene senza ombra di dubbio George McAnthony, bolzanese di nascita, ma ormai statunitense d’adozione, con una solida carriera da countryman, che lo ha portato a calcare nel corso di più di vent’anni numerosi palchi su ambedue le sponde dell’oceano. “Dust Off My Boots”, rappresenta probabilmente il suo lavoro più maturo e nello stesso tempo ambizioso, sia per quanto riguarda l’aspetto testuale che quello più prettamente musicale. Registrato nella capitale mondiale del country, Nashville, nei famosi Hilltop-Studios, vede la partecipazione di turnisti di vaglia come Paul Franklin e Bryan Sutton; in passato collaboratori di vere e proprie icone della country music come Kenny Rogers e Garth Brooks. La scelta dei musicisti si rivela quanto mai azzeccata, come ben si evince da un primo ascolto dell’album. Quello che colpisce sono gli arrangiamenti dei singoli brani; tutti peraltro a firma McAnthony, pregni di quel 'mood' che è alla base di questo particolare tipo di musica, dove farla da padrone sono strumenti tradizionali come lapsteel, violino e mandolino. Su di tutto si staglia la forte ed espressiva voce di McAnthony che non ha nulla da invidiare a quella di molti blasonati colleghi d’oltreoceano. Apre il disco “Steve the Hawk”, in profumo di bluegrass, dal ritmo incalzante, con il banjo a condurre le danze. La title track con il suo appeal radiofonico è un perfetto biglietto da visita, e sembra scritta e suonata per spopolare nelle radio di Nashville e dintorni. Deliziosa è “Country Gypsy”, country-grass, tutta giocata sul rincorrersi dei vari strumenti, impegnati in assoli al fulmicotone. “Show Me the Way” ricorda vagamente il miglior John Denver, più ruspante e rurale, con il quale peraltro il nostro ha in passato collaborato. Momento atipico dell’album è “Irish Sunrise”, dove alle sonorità tanto care alla musica americana ben si amalgamo sentori irish, grazie anche agli interventi del tin whistle e della bagpipe. McAnthony dimostra una volta di più di padroneggiare il genere in maniera egregia; sia che si tratti di terse country ballad, “Hold Me”, che di ritmati brani country come “Turn Me Loose”. Chiude il disco la bella e intensa “Nashville Calling”, altro potenziale singolo ammazza classifiche di settore, con un ritornello che sa catturare fin dal primo istante. C’è ancora tempo per un’ultima sorpresa, contenuta nel “Mexico Medley” posto come bonus track; una countrieggiante versione di “Pay Me My Money Down”, traditional reso famoso da Pete Seeger, che non ha nulla da invidiare alla versione registrata da Bruce Springsteen con la Sessions Band. Un album questo “Dust Off My Boots”, da ascoltare tutto d’un fiato, lasciandosi ammaliare dalle atmosfere che sa sprigionare.
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