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Stefano Pastor – Kash Killion
Bows
2010
Slam
di Marco Poggio
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Il jazz è stato fin dalla sua nascita materia musicale multiforme, aperto alle più disparate influenze, e ha visto alternarsi in fase di esecuzione le più disparate formazioni, spesso con strumenti del tutto inusuali per il genere stesso. E' il caso di questo nuovo progetto a marchio Stefano Pastor, uno dei migliori violinisti e polistrumentisti italiani, che per questo "Bows" unisce le sue forze con Kash Killion, da molti considerato uno dei maggiori violoncellisti del panorama jazz mondiale. Un duo atipico pertanto, dalle profonde reminiscenze etniche, che trova la sua ragion d'essere nella dimensione acustica che rappresenta la base stessa dell'intero progetto. Un lavoro quello approntato dai due in grado di oscillare brillantemente tra avanguardia, alcuni classici a marchio Thelonius Monk e elementi facenti parte della musicale indiana, che i nostri sanno sapientemente miscelare grazie alla comune appartenenza alla tradizione improvvisativa della musica afroamericana. Tradizione che permea l'intero lavoro, interamente autoprodotto dallo stesso Pastor per conto della Slam, in modo da avere pieno potere decisionale sul processo di scrittura ed esecuzione. Una libertà che traspare dalle sei tracce qui contenute, e ne rappresenta elemento distintivo e caratteristico. Possiamo dividere metaforicamente il cd in tre comparti principali. Il primo di matrice prettamente 'esotica' al quale fanno capo brani come "Shanti" dove al sarangi di Killion e al violino di Pastor, vengono sovraincisi interventi al flicorno e un tappeto percussivo atto a colorare ulteriormente la composizione; così come per la tersa "Ahimsa", con percussioni quasi tribali. E proprio queste ultime unite al sarangi, strumento tradizionale della musica indiana, trasformano i due brani in mantra ipnotici e deliranti. Di matrice 'avanguardistica' sono invece "Obstinacy" e "Bows" nei quali il violoncello di Killion gioca ruolo da protagonista, ben supportato dagli interventi solistici del violino di Pastor, avendo modo di esprimersi in tutta la sua intensità. Di stampo più prettamente 'classico' è invece l'ottima ripresa di due brani monkiani, "Epistrophy" e "Ruby Dear", in cui alla fedeltà tematica degli originali ben si abbinano variazioni strumentali volte all'improvvisazione avanguardistica. Un lavoro questo "Bows" che sa mettere una volta di più in luce il talento compositivo ed esecutivo di questo atipico duo, mostrandoci come il jazz sappia piegarsi alle più disparate soluzioni musicali.
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26/03/2011 -
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