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Giusy Giusy... quante ancora ce ne vuoi combinare? Hai copiato sfacciatamente Amy Whinehouse, rovinato un testo di Bungaro a Sanremo, ci hai tormentato con Novembre, brutta versione con tanto di video alla Back To Black, sempre della Winehouse, Non ti scordar mai di me per un’intera estate e addirittura la cover di Rino Gaetano... e ora che fai? Ricominci tutto da capo?
Insomma la vincitrice morale della prima edizione di X Factor - ora che il suo alter ego Amy sta andando sfumando - non sa dove sbattere la testa e si reinventa, o probabilmente vuol fare l’esatto contrario, ovvero imporre la sua vera personalità, la vera Gaetana. Sinceramente a questa ipotesi crediamo ben poco, a dispetto invece di quanti vogliono trovare per forza qualcosa di vagamente “vero” in questo personaggio. Oppure, l’ex commessa della porta accanto si sta appassionando ormai a quello che, per fortuna o per caso, è diventato il suo “lavoro”, la musica, e forse l’intelligenza le suggerisce qualche abile mossa in più rispetto ai suoi impresari che le impedisca il capitombolo nella dura realtà. E’ questo quello che in fondo vuole fare Il mio universo, nuovo album uscito proprio in occasione della partecipazione tanto voluta della cantante all’ultimo festival di Sanremo, che già dal titolo si fissa su un’individuazione di personalità musicale che prepotente con questo album vuol mostrarsi ed imporsi al pubblico ad ogni costo, con i rischi e le, nonostante tutto, incerte, sicurezze. All’apparenza insulso Il mare immenso, brano sanremese, risulta comunque uno dei più gettonati alle radio, questo va detto; dopo un primo ascolto non sarebbe male come arrangiamenti, d’altronde Bungaro è una garanzia, ma la voce... Si reinventa Giusy, anche in una stessa canzone: quando non arriva con una Giusy è pronta l’altra di scorta a sostituirla! Che problema c’è? E questo intercambiare persiste nei quindici brani totali del disco, dove mette anche lei stessa per la prima volta mano sui testi provando a fare qualcosa, e saltellando da Rino Gaetano ad addirittura uno sfiorare in alcuni punti Mina, accompagnata da nomi illustri quali il leader dei Baustelle, Francesco Bianconi, Enrico Ruggeri alle canzoni, e Corrado Rustici alla produzione, i quali portano a segno, nonostante tutto ben poco, a parte qualche sonorità più rock e almeno più azzardata e un disco dall’impronta più matura e ricercata, come quella in Niente sapere o Linguaggio immaginario. Un filo conduttore è inesistente e sembra di ascoltare sempre una persona diversa saltando da un brano all’altro... si vede che a questo giro non aveva un punto di riferimento e che la ricerca di se stessa è ancora un viaggio avventuroso. Un look nuovo, completamente dark e rock, non basta: la Amy Ferreri ... ops!! La Giusy Ferreri, acquisisce sicuramente più consensi rispetto ad anni fa quando si pensava che dopo il primo singolo l’avremmo dimenticata. Ora è più patinata, più sicura di sè e più formata musicalmente ed obiettivamente è qualcosa di diverso nel panorama musicale italiano che si sta piano piano affermando, ma veste abiti che ancora, nonostante gli sforzi di questo Il mio universo, sembrano non calzarle bene. Quale sarà la Giusy Ferreri vera? Mah, per ora, forse avrà ancora da combattere con gli scettici che la vedono la copia di Amy Whinehouse e forse dovremmo arrenderci al fatto che sarà sempre e solo questo e che sparendo l’originale cerca di aggrapparsi a qualcosa cercando di non rovinare troppo le aspettative. D’altronde non puoi passare dal palo alla frasca come se nulla fosse, sforzandoti di sembrare originale e qualcosa di “forte” ... certo, prima c’era da avere l’orticaria, ora un po' meno prendendo le giuste precauzioni, ma per il resto è sempre tutto fermo li: straordinaria per alcuni, tremenda per altri, Giusy o la ami o la odi.
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