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Asobi Seksu
Fluorescence
2011
Polyvinyl
di Maria Francesca Palermo
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A New York di recente circola un’aria inconsueta fatta di castelli fatati e proiezioni ‘pastellate’ che amalgamano fino all’osso le ghirlande del pop più rarefatto. Un tramestio di noise foderato da xilofoni per non fare troppo baccano ma altresì capace di creare un’atmosfera iconografica e cantautorale di tradizione europea più che transatlantica. Versioni melodiche e incursioni d’ambiente chiamate a promuovere le intellighenzie eufoniche alla stregua di nuove ballate yankee dal mugolio shoegaze. Ne sanno qualcosa Yuki Chikudate e James Hanna, che giunti oramai alla loro quinta prova scarnificano Fluorescence come l’ultimo rintocchino di medaglia. Un duo seminale che viaggia rettamente in fatto di stile e qualità, ma che almeno in quest’ultima prova sembrerebbe limitarsi a forgiare un compendio riassuntivo che perde un po’ della freschezza degli esordi.
Per intenderci, la fosforescenza compositiva scorre alla grande nella piacevolezza di una voce che ritroviamo ancora placida e intensa specie quando incalza retriva le sospensioni strumentali della band spostando il baricentro delle dissonanze e dei riverberi come per riappacificarne il tutto. A conti fatti gli Asobi Seksu sono oggi un piccolo culto, di quelli in cui tornare a nascondersi alla ricerca di riferimenti autentici e puri. Un incrocio tradizionale che brilla per fascino e charme, suddiviso com’è a rimarcare i classici virtuosismi sonori di liriche fantastiche e testiere imboccate con feedback incantatori. Coming Up, Trails e Leave The Drummer Out There sono sicure hit in una sfera zuccherosa e poco distante dal firmamento, dove la delicatezza incontaminata è captata sempre da risonanze vibranti. In due minuti Deep Weird Sleep solleva una cinta strumentale e stroboscopica rivestita di malleabilità dream e docilità pop sbarazzina. E se My Baby è un ottima manipolatrice di echi, riverberi e distorsioni, la vera pietanza indie è servita poco dopo con Counterglow, dove a portare a casa il risultato è la superstratificazione di chitarre e synth estremamente efficienti nell’amplificare la simmetria di voce tra la Chikudate e James Hanna.
Una buona prova, anche se non tutte le dodici tracce dell’album sono all’altezza del nome che portano. Come dire, di certo meno brillanti del mito che gli Asobi Seksu hanno costruito attorno ai sette anni di onorata carriera discografica.
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09/08/2011 -
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