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Kurt Vile
Smoke Ring For My Halo
2011
Matador
di Michele Cavagna
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Se il precedente Childish Prodigy - suo debutto del 2009 per la sempre ottima Matador - era una sorta di sorprendente, cinico e spavaldo tributo alla New York dei Velvet Underground e del mitico sound CBGB degli anni ’70, Smoke Ring For My Halo - il suo quarto LP - ci riconsegna un Kurt Vile che in parecchi episodi stacca la spina dell’amplificatore, abbassa i volumi, si libera di effetti e riverberi vocali e si presenta come crooner acustico permeato di disincanto e verace ma delicato pessimismo confidenziale. I Violators, backing band del chitarrista di Philadelphia, escono chiaramente in alcuni episodi - tra i quali Jesus Fever, Society Is My Friend e la fantastica Puppet To The Man - ma per il resto rimangono nei ranghi come calmi e rispettosi fiancheggiatori.
Lo show qui è soprattutto per Vile, per la sua voce affascinante e le sue curiose melodie, per i suoi testi sibillini e la sua chitarra acustica. Lo spirito low fi del disco precedente è sostituito da una produzione meno “povera” ma non per questo più pulita o patinata: Smoke Ring For My Halo è un disco che ti immagini suonato in un fumoso whiskey bar da poco, con gente ai tavoli che di certo non è al primo bicchiere. L’elettricità dell’album precedente lascia perlopiù posto ad un fingerpicking acustico che, a tratti, riecheggia quello che era il gusto di un maestro assoluto come John Fahey (il prolungato inizio chitarristico di Baby’s Arms lascia pochi dubbi a riguardo). La qualità dei pezzi è veramente alta, senza cadute e, anzi, con notevoli picchi di lirismo ed intensità - cito la sola Peeping Tomboy (che titolo!! e che testo...) e lascio a chi ne abbia voglia il piacere di scovare le proprie preferite in un disco fuori moda ma prezioso per la sua capacità di dare onestamente voce a stati d’animo dei quali, finché rimarremo esseri di carne, difficilmente ci libereremo. E per fortuna!
Smoke Ring For My Halo è davvero un gran bel lavoro - tra l’altro con una bellissima copertina, che non guasta mai - e per alcuni potrebbe anche rivelarsi qualcosa di più. Il consiglio è di provare a perdercisi, ognuno con la propria sensibilità personale: in caso di compatibilità le possibilità che diventi un buon amico sono davvero alte. E un buon amico è raro e prezioso. Sempre.
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21/05/2011 -
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