|
Dal coacervo di gruppi post, alt, free, psych e quant’altro vi venga in mente sorto negli ultimi dieci anni negli USA (e nell’agonizzante Regno Unito), fra i quali ben pochi meritano purtroppo un’attenzione che superi il secondo-terzo disco, i TV On The Radio sono riusciti convincentemente a crearsi una fama di innovatori e creatori di un sound che attinge alla tradizione stravolgendola: mantiene vivo lo stesso fuoco ma lo modella a proprio piacimento, attizza la brace gettandovi una matassa di materiali eterogenei e potenzialmente esplosivi che riescono invece a mescolarsi con risultati eccellenti.
Partiti dalla schizofrenia di Ok Calculator (titolo che faceva ironicamente il verso a Ok Computer), hanno conosciuto una parabola ascendente che li ha portati a realizzare l’acclamato Return To Cookie Mountain e l’ottimo Dear Science. Ora, a tre anni di distanza da quest'ultimo, esce Nine Types Of Light, con il quale forse ormai non stupiscono più, ma continuano certamente ad ammaliare e a sedurre. Guidati dal tuttofare Dave Sitek e forti del contributo degli storici Kyp Malone e Tunde Adembimpe – ciascuno di ritorno dalla propria scorrazzata solista – i cinque newyorkesi continuano, con questo disco, a farsi portavoce di un suono che è forse quello che meglio rappresenta l'entità multietnica e multiforme della metropoli americana. Quale modo migliore per rappresentare le mille culture e tradizioni culturali diverse che popolano la Grande Mela se non quello di inserirle tutte nello stesso calderone, delocalizzarle e ricontestualizzarle in dieci tracce in ognuna delle quali è possibile incontrare spunti e intuizioni differenti? Blues, soul, new wave, elettronica, trip-hop: c'è un gran riassunto dei vari generi susseguitisi nella storia della musica popolare nella discografia dei TV On The Radio. E quest'album non fa eccezione, se non fosse che, come già detto, l'effetto sorpresa è ormai svanito, lasciando il posto a una sensazione conosciuta e gradevole.
L’iniziale Second Song richiama, nel suo incipit, i connazionali The National, per poi acquisire una valenza più funky e diciamo anche world, che culmina in un ritornello di coretti in cui la musica finalmente viene lasciata partire senza briglie, e la voce passa al falsetto. Pezzo molto orecchiabile e pop, con tanto di cambio armonico e romantico ("I'll defend my love forever"). Il ritmo sincopato di Keep Your Heart ci introduce ad atmosfere più rilassate e spensierate, con la voce tremolante che ci mette del suo per rendere il tutto ancora più morbido. Particolarmente attrattivo il ritornello, dal sapore solare e californiano. You è forse uno dei brani meno interessanti: dà l'idea che gli autori abbiano voluto forgiarlo in maniera che suonasse come un tipico brano alla TV On The Radio, ma senza metterci chissà quale impegno. I ritmi si fanno più serrati e danzerecci con No Future Shock, ma soprattutto con Repetition: un inizio che sarebbe piaciuto a Trent Reznor si sviluppa in una fuga dal cantato rap che, superato un cambio arioso, comincia a ripetere ossessivamente "My repetition is this!". La carrellata di pezzi più movimentati ha termine con il brano di chiusura, in cui sembra quasi che i cinque musicisti abbiano adottato l'estetica musicale dei Fu Manchu adattandola alle proprie corde: il brano spiazza abbastanza nel chorus, che induce su suoni più morbidi, grazie anche a timbriche vocali più pacate.
Un nuovo disco dei TV On The Radio così come ci si sarebbe potuto aspettare: nessuna rivoluzione, ma comunque un livello superiore a quello di molte uscite contemporanee.
|