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Miles Kane
Colour Of The Trap
2011
Sony/Columbia
di Daniele Bagnol
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Miles Kane è l’ennesimo genietto partorito down in Albion con una cadenza impressionante. Stavolta però il buon Miles non è l’ultimo sprovveduto catapultato nel paradiso della prima arte ma, se mi permettete un minimo di biografia mescolata al sano gossip britannico - anche se qui purtroppo di scandalistico non c’è proprio nulla, si tratta dell’ amico fraterno di Alex Turner, leader degli Arctic Monkeys, nonché (forse questo interesserà leggermente di più) seconda testa dei Last Shadow Puppets in coabitazione proprio col socio Alex. A parte questo, solo per un pubblico di fedelissimi indie-blog super devoti di un certo sound d’oltremanica, si ricorderà l’esperienza agrodolce dei The Rascals (vabbè, io mi vanto di ricordarlo anche per i The Little Flames, ma questo è solo un mio lucido fanatismo feticista). Tutto ciò detto non solo per soddisfare le curiosità gossippare di qualcuno, ma per arrivare alla conclusione che questo Merseyside Boy è cresciuto a pane e musica, e viste le premesse prima o poi sarebbe arrivato anche il suo momento di beatitudine.
Sotto con Colour Of The Trap, si entra in un’atmosfera tipicamente inglese tra suoni vintage spettinati da influenze beat e pure electropop; il classico disco che un tipo come Miles sognava da sempre di fare, rimarcando col pennarello tutto quello di cui va fiero, cioè un sound ripescato nel passato con qualche intrusione più attuale, tanto è vero che la produzione è stata affidata a Dan Carey (Franz Ferdinand) prima, e Dan The Automator (Kasabian) poi. Mica proprio due a caso insomma. Basterebbe la coppia iniziale di singoli Come Closer e Rearrange tra coretti, chitarrone, beat a manetta e ritornelli catchy a farvi sentire il profumo del fritto ancora fumante del fish&chips. E se due indizi non fanno una prova (Reperto A: Last Shadow Puppets. Reperto B: le affinità con gli Arctic Monkeys prima maniera si percepiscono a distanza), ecco allora che il terzo indizio è un ulteriore certezza, cioè l’appoggio di Gruff Rhys dei Super Furry Animals per l’incisione di quattro brani (ed aggiungo che si sente tutta, a voi scoprire quali sono). Questo da solo potrebbe aiutare a descrivere l’atmosfera “proud to be british” che si assapora per tutte le dodici tracce.
Ma qualora per i più riluttanti non fosse ancora sufficiente, ecco allora la prova schiacciante: il Reperto D, vale a dire la collaborazione con Noel Gallagher in quel cioccolatino mellifluo pop che è My Fantasy. A parte questo, non voglio togliervi la soddisfazione di sbizzarrirvi a trovare collegamenti vari e di sfogliare per bene ogni singolo capitolo (e farvi sentire un po’ la mancanza di quegli anni Sessanta) tra cavalcate western, lampi psichedelici e momenti di amarcord beatlesiano, e (ri)scoprire un disco autobiografico da veterano che è già entrato nella mia personale classifica dell’anno. Un lavoro che piacerà sicuramente agli affezionati del pop oltremanica ma che catturerà pure parecchi nuovi adepti, trascinando Miles direttamente tra i big, ora non più “l’amico di”.
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31/05/2011 -
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