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I mostri sacri di una delle colonne sonore più adorate, cantate, scaricate dell’ultimo quindicennio tornano. Di chi si tratta? Urge Overkill chiaramente, che dopo diciassette anni dal memorabile Girl You'll Be A Woman Soon, rivisitazione del brano di Neil Diamond nel film Pulp Fiction, sbarcano sugli scenari di un rock contemporaneo, così tanto distante da quel loro punk-arena rock intramontabilmente passé.
Riaffondano da lontane acque con Rock & Roll Submarine, molto lontane, visto che il penultimo lavoro di studio risale al 1994 con No Alternative. Parafrasando con cavalleria: Naufragio del rock’n’roll? Affondato nei tempi d’oro dei 90’s? Ahimè, sotto alcune parvenze proprio sì, giacché il composito ha l’etichetta di un ‘hard post grunge’ duro percosso da allegra leggerezza commercial-avanzata. E quando di durezza mascherata si parla, stona assai vederla contornata da leggiadria a tutto tondo. Basta partire dall’ouverture–track Mason Dixon, dal ritornello convenzionale e andamento melodico pianeggiante. La title- track Rock & Roll Submarine parte in quinta con un riff tendenzialmente “consueto” che riproponesi più volte, ma perché svelare a cosa assomigliante? Si continua con Effigy, più convincente, real riasserzione di un sound più maturo che sfocia in un refrain che spacca nell’orecchiabilità. Ma la fisarmonica altalenante sfarzosa che combina l’artefatto col semplicismo non viene meno e prende fisionomia in End Of Story e Niteliner nonostante virtuosismi validi, ma pur sempre fuori contesto. Poison Flower e Little Vice più moderati nell’intento, mentre Thought Balloon è manifesto archetipo del connubio vocale tra Eddie “King” Roeser e Nathan "Nash Kato" Kaatrud. Ma proprio nella piena ‘disintegration’ di ogni ottimale aspettativa, illusione fiduciosa, arriva Quiet Person: acustica personificazione sonora di quiete, imperfezione uditiva, chitarra strisciante tra le sei corde, chiarezza testuale, essenziale nella difettosità, spontanea, anti-forma. Sono curiosa di gustarla daccapo. Di personificazione parlando, She’s My Ride dà subito l’immaginario di una biondona sulla custom in pieno stile rock’n’roll, ma non si va oltre. Accettabile The Valiant. Li vorremmo nella consistente spontaneità della loro cocciuta robustezza che qui, di spontaneo, ha solo l’idea di volerlo essere a tutti i costi. Si termina con Touched To A Cut che sprofonda nel sound di tre decadi addietro, componendo un puzzle totalmente ‘cut’ dal residuo tra sussuri psichedelico-bowiani e aggressività mansoniane. Un taglio al finale disarmonicamente discrepante.
Più che di ‘Submarine Rock & Roll’ oserei parlare di ‘Submarine Warfare’ che tra inconciliabili ‘mestizajes’ stenta col fiatone a raggiungere la vetta della piena e soddisfacente sufficienza.
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