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I The View sono passati quasi inosservati in Italia, o comunque non hanno ricevuto l'attenzione che meriterebbero. Urgono quindi le presentazioni per chi solo ora si appresta a fare la loro conoscenza. Parliamo di quattro teste calde che sembrano essere spuntate dal nulla. Il loro quartier generale è a Dundee, Scozia, sono giovanissimi e muovono i primi passi come cover band di Sex Pistols e Squeeze. Con tanta fortuna riescono a fare il botto nel 2006 con il singolo di debutto Wasted Little DJs estratto dall'album Hats Off To The Buskers, che li lancia ai primi posti delle classifiche UK e fa la goia della loro fanbase femminile che come segno di riconoscimento portava gli stessi capelli biondi delle due parrucchiere/dj che hanno ispirato il testo della canzone. Una vera e propria The View mania! Poi arriva la prova del secondo disco, Which Bitch?, solo in parte superata. Effettivamente il lavoro era un pelino meno “fresco” del precedente e di conseguenza non ha soddisfatto del tutto le aspettative di critica e pubblico. E così arriviamo al terzo album Bread And Circuses, quello che interessa a noi. Che avranno combinato stavolta i nostri indie rockers? Intanto la prima impressione, anche se non è fondamentale, conta e in questo caso già con la cover art il gruppo acquista punti. Ma veniamo al contenuto, che dopotutto è la cosa più importante: se la stampa li definiva “party animals” per la loro passione (superata?) per droga e alcol, io l'appellativo lo userei in riferimento al nuovo full-length, che è proprio come una grande festa in musica. Si parte con Grace, secondo singolo estratto, ed è subito delirio. Il pezzo è spiazzante, tremendamente appiccicoso, esaltante. In effetti i quattro The View si sono “bruciati”, per così dire, il brano più bello del disco in apertura. Fortuna che la tracklist è lunga (tredici tracce) e ci sono tante altre cose buone e gustose da scoprire. L'album infatti è costellato da canzoni allegre, energiche, costruite su riff e accordi squisitamente catchy, pochi assolo, ritornelli non troppo difficili da ricordare e tanta simpatia scozzese. Le influenze sono palesemente percepibili di traccia in traccia, così è facile che Underneath The Light vi ricordi gli Oasis, o che il primo singolo Sunday vi faccia pensare ai Cure di Robert Smith, o, senza andare troppo lontano, che Tragic Magic richiami i più giovani The Kooks. In più di un brano poi avvertirete la presenza dei Beatles, ma d'altronde si sa, tutto o quasi è iniziato in quel di Liverpool. Le citazioni quindi si sprecano, facendo di Bread And Circuses un ibrido che attinge dal meglio della storia del Britrock. A parte Friend. Sì perchè questo pezzo proprio non convince, con quegli elementi soul-funk che lo fanno somigliare a una canzoncina da boyband stile Backstreet Boys o N'sync, con tanto di “bye bye bye” nel testo che ha un non so che di inquietante. Ma resta comunque un episodio isolato.
Per concludere, i The View di innovativo o geniale non offrono molto, ma bisogna rendergli atto del fatto che l'album gli è venuto bene: leggero, piacevole, si lascia ascoltare ed apprezzare senza troppi indugi e si piazza facilmente tra le migliori recenti uscite in zona indie/alternative.
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