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Dolcenera
Evoluzione della specie
2011
Emi Music
di Ivan Nossa
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Incontriamo Dolcenera a fine maggio a Milano per la presentazione del suo ultimo disco Evoluzione della specie. Più volte abbiamo assistito ai suoi cambiamenti nella musica e soprattutto nel look e nel modo di porsi. Siamo quindi curiosi di sapere cosa ci riserva questo suo nuovo album e la nuova Dolcenera musicista ed interprete di qualità.
Si presenta, come quasi tutti gli artisti, in ritardo ed inizia a parlare a ruota libera regalandoci anche qualche chicca interessante. Come quando si parla della scena musicale italiana: “sono stufa degli artisti che si fanno il verso e da una vita fanno sempre gli stessi dischi, le stesse canzoni senza osare mai”. Facci qualche nome... e lei un po’ incerta si lascia andare: “Ligabue, mi viene voglia di dirgli, dài coraggio dicci qualcosa. Sono quegli artisti che vogliono preservare il loro orticello, che ormai non c’è più. Io lo amavo ma vorrei una piccola ricerca, un piccolo cambiamento ogni tanto”. Salva invece Vasco che secondo lei almeno è sincero, sollecitata dalla domanda di un giornalista. Forse perché suo amico o forse perché come dice lei cerca di proporre cose che per lo meno hanno un senso come Eh già e ne cita il testo spiegandone il senso: “Al diavolo non si vende ha due significati diversi. Al diavolo non si vende l’anima e Al diavolo! Non si vende un disco, riferito al nostro mercato discografico”. Parla poi del suo nuovo album: “è un lavoro elettronico dove ho voluto sperimentare e dire qualcosa di nuovo. I miei amici mi hanno regalato la Wii con il gioco dei Beatles e da lì mi sono interessata alla batteria elettronica. Le nuove canzoni per la prima volta nascono alla batteria. Mi sono messa d’impegno a studiarla seriamente. Ed ho usato il synth al posto del pianoforte che da sempre mi accompagnava.” Qualche giornalista le fa notare però che avendo sentito il disco non si nota tutta questa sperimentazione e innovazione. Parlando poi dei contenuti dice: ”è un periodo in cui si sentono sempre le parole crisi e precarietà. Il miglior modo per superare questo periodo è il coraggio, la partecipazione. Cercare di opporsi ad un mondo sempre più individualista”. E sui testi: “Si possono dire cose importanti anche sorridendo. Non si può sempre dire solo “on the floor, put your drinks up, put your drinks up” (chiaro riferimento alla Lopez), lasciando il cervello spento. Credo si possa stare con la mente accesa anche divertendosi. Allo stesso tempo, si possono dire le cose senza essere lagnosi. L’amore non sempre è drammatico e lacrimoso. Si sentono modi di cantare un po’ patetici, un lirismo un po’ troppo forzato. In questo album io ho volutamente usare una voce implosiva, inarrante, come fosse un coro greco esterno che racconta”. Dunque una Dolcenera molto combattiva e convinta del suo nuovo lavoro, come spiega lei in conclusione: “meglio non vendere una copia ma essere convinti di quello che si fa”.
L’album è una collezione di canzoni effettivamente diverse musicalmente dal suo passato. Se non altro per arrangiamenti e sonorità. Non particolarmente innovative, ma comunque ha usato strumenti elettronici e si sente l’impronta del suo nuovo amore per la batteria. Le canzoni sono più ritmate, la melodia seppur presente passa in secondo piano per un ritmo ed una voce incalzanti. Ascoltando il cd però si ha l’impressione che la differenza non sia poi così marcata rispetto ai suoi lavori precedenti e questo perché Dolcenera è una grande interprete, con un timbro vocale unico. La forza della sua voce sovrasta spesso i pezzi e li fa propri. Una voce straordinaria che le permette di rendere emozionanti anche canzoni talvolta di qualità mediocre.
Chi l’ha amata per questa sua dote continuerà a farlo anche nel nuovo disco e in questa svolta elettro-pop.
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13/06/2011 -
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