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E’ il nuovo disco dei King Crimson, oppure no? E’ questa la domanda che provoca momenti di ansia nei numerosi fans del Re Cremisi chi si mettono speranzosi all’ascolto di A Scarcity Of Miracles, il risultato finale di un nuovo progetto musicale che porta la firma di Robert Fripp, di un ritrovato Mel Collins e di Jakszyk, forse un nome non molto conosciuto, ma da anni chitarrista e voce solista dei 21st Century Schizoid Band, un gruppo formato da reduci crimsoniani, non certo una semplice cover band.
L’ascolto del nuovo album ci porta ben presto in un’atmosfera eterea, sigillata dai soundscapes disegnati dalla chitarra elettrica di Robert Fripp, impreziosita dagli interventi solistici del sassofono di Mel Collins, un ex King Crimson di chiara fama, e ben supportata dai fraseggi chitarristici e dalla sezione vocale morbida e vellutata di Jakszyk. Una versione nuova dei King Crimson, una sorta di famiglia allargata? Si direbbe proprio di sì, se solo si pensa che al basso c’è Tony Levin e che alla batteria c’è Gavin Harrison, entrambi con i King Crimson nel 2008. Il progetto nasce dall’incontro in studio fra Fripp e Jakszyk del febbraio del 2009 per una serie di improvvisazioni per chitarra. Nulla faceva presagire la genesi di un nuovo disco ma poi, con il passare del tempo, il progetto si è ampliato ed è diventato qualcosa di altro, di importante. L’arrivo di Mel Collins ai fiati ha rinnovato l’incontro e la rara convivenza fra due partiture soliste come quelle del sax e della chitarra, che solo nella reggia del Re Cremisi trovano una dimensione corretta. L’album si compone di sei mirabili composizioni, ciascuna delle quali reca traccia indelebile del marchio King Crimson, conserva intatta la perfezione stilistica e la pulizia di suono, ma forse perde qualcosa sul piano della stesura melodica di base. Alcune tracce ricordano è vero i King Crimson degli anni Settanta, altre un po’ meno. Si intravede la musica d’ambiente fredda e un po’ rarefatta si percepisce la raffinatezza dell’opera, però manca ancora un qualcosa che possa definirsi propriamente crimsoniano. Dopo tanti anni di attesa, ci possiamo di certo accontentare: il disco è elegante, è meditativo, anche se manca di quei passaggi di ritmo secchi e frenetici che disorientavano e che erano tipici della forza dei King Crimson.
Molto bella la copertina, disegnata da P.J. Crook con quelle figure rigide, dagli sguardi fissi e che sembrano senza tempo, che portano in processione i pani e i pesci, quasi a voler porre idealmente un rimedio alla “Scarsità di Miracoli” dei nostri tempi. Una citazione religiosa che si mantiene sulla stessa lunghezza d’onda del nuovo Robert Fripp, capace di regalarci comunque un album da ascoltare con cura, poco crimsoniano forse, ma comunque valido ed interessante per diversi aspetti. Da ascoltare.
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