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Pineda
Pineda
2011
Deambula records
di Giuseppe Celano
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Umberto Giardini, ormai ex Moltheni, confessa di sentire il bisogno impellente di uscire dall’asfittico panorama indie italiano sfruttando questo nuovo progetto il cui moniker è Pineda. La formazione strumentale, che include due suoi ex-compagni, Floriano Bocchino e Marco Maracas, ha scelto le Officine Meccaniche di Mauro Pagani, come scena del delitto. “Pineda” uscirà in vinile e cd, sotto la supervisione di Antonio “Cooper” Cupertino, e sarà un concept-album legato ai flussi fdella coscenza, musica per essere suonata senza trappole, né paletti autolimitanti. Serrato dietro alla batteria Umberto produce un rock progressivo simpatizzante King Crimson ma più accostabile alla roba tanto cara ai Motorpsycho. Che non ci sia niente di nuovo all’orizzonte è riscontrabile dall’opener ”Give Me A Dress” che viaggia su un riff ossessivo e circolare, con rari cambi di tempo. Chitarre deragliate, in avanti, su pianoforte martellante creano ”Dominio”, seconda traccia del disco che procede imperterrito sugli scenari illuminati dal precedente passaggio. L’autore spiega di voler rivoluzionare l’idea di canzone come viene rappresentata oggi ma in realtà il tentativo riesce solo a metà. Niente di fantasioso o dissacrante, “Pineda” è un album decente, senza grandi guizzi né fratture compositive che faranno urlare al miracolo. Reminiscenze post-rock, scuola Tortoise, e l’occhio attento a Fripp non bastano a raggiungere la tanto agognata rivoluzione stilistica. Ci provano con ”If God Exist”, il brano più interessante dell’album, una take di suoni ghost e atmosfere dilatate, che prende forma dopo i primi cinque minuti trasformandosi in una ballata eterea, con chitarra floydiana. Possiamo però riconoscere a Giardini la scelta coraggiosa di mollare tutto ciò che è stato il suo background e imbarcarsi in una nuova avventura, totalmente distaccata dal passato. Le ultime due tracce ”Twelve Unverse” e ”Touch Me” sembrano rispettivamente rubate dai riff degli Ac/Dc e Doors. Buona l’idea di usare questo progetto come una provocazione per sbeffeggiare i soliti nomi dal successo immeritato che ammorbano portali e riviste specializzate, sulla lunga distanza insomma Pineda si rivela un disco onesto, ben suonato, impegnato a cercare una strada propria che per ora stenta a rivelarsi.
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21/06/2011 -
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