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Acclamati come next big thing del 2006, anno del loro esordio Voices For Animals And Men, dal grosso della stampa specializzata internazionale, tra la quale spiccava autorevole il giudizio entusiasta del New Musical Express, Young Knives indie rock band inglese delle parti di Leicestershire, lungo questo lustro hanno trovato modo e tempo di pubblicare un convincente secondo disco nel 2008, Superabundance ( meno lodato del debutto, ma si sa, il secondo lavoro è sempre il più difficile...) e tornano in scena adesso col loro terzo album, Ornaments From The Silver Arcade.
L’idea di fondo rimane la stessa dei precedenti lavori, una solida miscela di chitarra/voce, basso e batteria, che va ad incrociare Blur, Arctic Monkeys, Kaiser Chiefs e Strokes, tanto per dare qualche riferimento, ma stavolta i “giovani coltelli” provano a misurarla su una produzione diversa, più presente, quindi con più arrangiamenti e un suono più studiato, più elaborato, oltre che su una composizione dei pezzi che fa viaggiare di più i pezzi, sviluppandoli in modo più articolato, con strutture più complesse rispetto al passato. I 3 Young Knives (sempre loro: Henry Dartnall – voce e chitarre; Thomas "House of Lords" Dartnall – voce e basso; Oliver Askew – batteria e cori) affidano il compito di rinnovarsi alla produzione di Nick Launay, già in studio con Yeah Yeah Yeahs! e Maximo Park tra gli altri, oltre che al lavoro sul mixing per l’ultimo bellissimo album di Arcade Fire, The Suburbs, e finiscono con l’ottenere da un lato un’impronta diversa in molti aspetti sonori, ma dall’altra col perdere un po’ di quella piacevole e frizzante, ingenua vitalità che ne aveva caratterizzato il secondo ma soprattutto il primo disco. Se in buona misura, e almeno in alcuni episodi del disco (il singolo Love My Name, o anche la saltellante Human Again ad esempio) la cifra stilistica degli Young Knives appare ancora evidente e riconoscibile, caratterizzata da continui riff di chitarra/basso, da un cantato tagliente e asciutto e da ritmiche incalzanti, con continui rimandi al meglio del già citato british pop chitarristico degli ultimi anni, per altri versi la nuova produzione finisce in molti con l’ammorbidire i suoni, arrotondando certi spigoli che a tratti sui primi due dischi potevano magari apparire “grossolani”, ma che definivano ad ogni modo un’idea sonora pungente, genuina, senza troppi fronzoli. Il lavoro alla chitarra del lead vocalist Henry Dartnall non viene meno comunque, e nascono quasi sempre dai suoi fraseggi le trame dei pezzi, ma se alcune soluzioni risultano vincenti a dispetto di un’elaborazione maggiore sia nella struttura che nella dinamica sonora (si senta per esempio il buon fraseggiare di Running From A Standing Start, dal sapore addirittura beatlesiano) in altri casi si ha l’impressione che il lavoro di elaborazione sulle incisioni finisca con lo spegnere un po’il tiro e far suonare alcune cose come troppo morbide o comunque troppo “ricamate” e di poco impatto, nonostante l’onesto tentativo di muoversi in territori nuovi (si senta Silver Tongue, a metà tra Pet Shop Boys e Talking Heads). In definitiva se tanto avevamo preso in simpatia il terzetto di Leicestershire era proprio perché nella loro improbabile postura un po’ da nerd un po’ da ragazzotti di provincia sembravano anni luce lontani dalle ribalte patinate alla Strokes o Franz Ferdinand (da farsi rinominare anti-Franz), la loro veste sonora stavolta sembra cercare con fin troppa insistenza, per molti versi, proprio queste band, quel suono, quella postura almeno nel suono e nel disegnare alcune canzoni.
Va comunque detto che alla fine il disco gira, non dispiace troppo, si lascia ascoltare e forse il giudizio un po’ troppo pesante (voto 4 su 10) di quello stesso NME che si sperticò in lodi per l’esordio di cinque anni fa, appare un pochino troppo severo. Resta da chiedersi cosa si aspettassero quelli del New Musical dagli Young Knives, visto che senza copertine, milioni di dischi venduti, o fidanzate modelle, il terzetto la sua parte riesce a farla anche stavolta. E se non è un capolavoro, a questi tre ragazzotti del Leicestershire evidentemente va bene lo stesso.
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