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Cults
Cults
2011
Columbia
di Andrea Belcastro
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Sono in due, fanno musica e stanno insieme anche nella vita di tutti i giorni. Potrebbe essere una spartana descrizione dei “defunti” White Stripes se non calzasse a pennello anche per un progetto musicale completamente distante dal duo guidato da Jack White: stiamo parlando dei Cults, il nome nuovo più cool in questi primi asfissianti caldi targati 2011.
L’esordio dei Cults è un concentrato di indie-pop alla moda: lontani dalle vette liriche e sognanti dei Beach House i due possono essere piuttosto collocati su un piano liminare a quelle Warpaint che l’anno scorso incantarono con un ottimo disco d’esordio e, notando qualche passaggio sixtieggiante che li rimembra molto, a quei giovanotti geniacci dei Morning Benders. Strumentalmente parlando, le undici tracce dell’album sono scarne e puntellate, qua e la, da pochi e timidi accenni ritmici, loops variopinti e pennellate di synth; inoltre la voce di Madeline Follin non è propriamente l’esempio di potenza espressiva da far studiare in una scuola di canto. Ciò nonostante il disco funziona. Il minutaggio sfora raramente i tre minuti a brano e gli intrecci melodici riescono a catturare (l’ormai celebre Go Outside ne è esempio lampante) pur non brillando particolarmente in varietà e fantasia.
Non sarebbe delittuoso e sorprendente ritrovare presto una qualsiasi delle canzoni dei Cults in uno spot pubblicitario e, nonostante quest’album difficilmente possa essere considerato un capolavoro, ascoltare pezzi come Abducted, Oh My God e Bad Things restituisce la piacevole sensazione che questo showbiz sappia fermentare ancora idee e talenti a iosa.
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24/06/2011 -
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