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Si dice in giro che i canadesi sappiano fare ancora bene il loro lavoro. Sul palco possono essere in tre o in dieci, e riuscire ugualmente ad ottenere lo stesso risultato. Capita nell’Alberta rurale di Nils Edenloff, Amy Cole e Paul Banwatt, al loro pop sdrucciolo che sa di terra bagnata e vagamente sensibile al suono di Neutral Milk Hotel e Arcade Fire. I parenti più prossimi si direbbe, un po’ per via di quelle chitarre spezzate a raffica, un po’ per quel modo di fare che, nonostante tutto, resta calmo e corale pur strattonandoti poco alla volta.
Ci sono, poi, le belle canzoni, una certa raffinatezza nella tecnica e la lucidità di una scrittura che contamina l’indole nascosta della band di Toronto. Da questo non si prescinde nemmeno in Departing, dove il marchio di fabbrica della voce di Edenloff imprime alla partitura le coordinate di un ottimo lavoro. Suonato con genuina passione, una meravigliosa facilità nell’imboccare la melodia giusta e rallentamenti di tono che recepiscono l’andirivieni di archi e percussioni. I Rural Alberta Advantage reinterpretano i gloriosi fasti di Hometowns (2008) deviando quei pochi detriti elettronici del precedente album verso un cumolo ritmico e cameristico maggiormente scomposto e alleggerito in cangianti cromie chitarristiche.
Nessuna sorpresa eclatante quindi, solo tanta classe e un’immutata attitudine nel creare la ‘perfect song’ da viaggio, traversata oceanica verso qualcosa di sconfinato all’occhio. Una cifra stilistica inquieta e austera, filtrata dalle sempre deliziose folate vocali e tastieristiche di Amy Cole (Stamp, The Breakup) o dai rullati di batteria che spingono giù secco di Paul Banwett (Muscle Relaxants, Tornado ‘87). La musica, in fondo, si presenta come loro. Ha la faccia pulita dei live, l’handclapping di una versione romantica che accoglie odi, coretti e sonetti da colonna sonora (Two Lovers, Under The Knife). C’è il pezzo che ti spacca il cuore e installa gioia (Good Night, North Star), quello night-folking (Coldest Days) e non in ultimo il ritornello magico che ti incalza più degli altri attraverso una sferzata rinforzante che vale l’intero ascolto (Barnes’ Yard).
Forse poco incandescenti perché all’orecchio meno ‘nuovi’ rispetto al brillante esordio, ma la stoffa utilizzata così come tutti i suoi ricami continuano ad essere della medesima firma. Departing è un album curato nei minimi dettagli, ben arrangiato e composto. Quasi nel senso scolastico del termine diremmo loro che sono finalmente maturi, intellettualmente onesti, oltre che bravi.
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