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Il nostro filosofo del dubstep Steve Goodman, aka Kode9, torna alla prova lunga, cinque anni dopo le Memories Of The Future (Hyperdub, 2006). E ritroviamo sin dall’iniziale Black Smoke tutte le coordinate di partenza di questo maestro del dub destrutturato e polimorfo del nuovo millennio: ancestrali colpi di oscuri tamburi in sottofondo, trame di sincopati beat che si incrociano, melodie sporcate, accennate e riprese, il solito rappare sbilenco, acido e dopato, di Spaceape, affiancato dalla vocalist cinese Cha Cha, che appare anche in altre tre tracce, dando sprazzi di luminosità a questo sole nero che tutto pervade.
Spiccano cangianti perle invisibili come Hole In The Sky, meraviglioso frammento che spezza il ritmo a metà disco, e prima Promises pulsante nelle sue melodie in loop, così come il ritmo in crescendo di Green Sun. In mezzo c’è il terzetto di pezzi in cui riappare Cha Cha: beat spezzati per The Cure con la voce in echi da club; il capolavoro anche per dancefloor più mainstream Love Is The Drug, non a caso primo singolo; una Neon Red Sign che ci appare pronta per essere ripresentata in una long version. Di Black Sun, pezzo già uscito in precedenza, c’è il Partial Eclipse Mix, che lo afferma come hit da sound system. Si chiude con una ruvida Am I in cui Spaceape se la comanda, da navigato rapper suburbano, su una base micidiale; per abbandonarci allo spazio siderale, lirico e apocalittico al contempo, di Kryon, in cui la collaborazione con Flying Lotus è splendidamente avviata: ci sembra uno split di un’opera post-dub a venire, che ci auguriamo i due realizzeranno presto. Abbiamo ascoltato a lungo Black Sun, prima di parlarne: è un lavoro in cui Kode9, il dottore in filosofia, fondatore della Hyperdub nell’East London nei primi anni zero, riversa tutta la sua capacità visionaria di creatore di suoni, di scenari metropolitani ibridati, tra immaginario post-moderno e ancestrali melodie. Avendo già visto Kode9 alle prese con una dancehall infuocata, l’inverno scorso, verso mattina nei Corsica Studios strapieni, a Elephant & Castle, immaginiamo questi dodici pezzi amplificati di beat nei live set che incroceremo quest’estate, a cominciare dalla serata del 23 luglio al Meet In Town, all’Auditorium di Roma. E prima o poi dovremo affrontare la poetica di Steve Goodman alla luce del suo lavoro di ricerca Sonic Warfare. Sound, Affect And The Ecology Of Fear, che l’autorevole MIT Press ha pubblicato sul finire del 2009.
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