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Enrico Brizzi, scrittore venuto alla ribalta con “Jack frusciante è uscito dal gruppo”, indimenticabile romanzo per adolescenti del 1994 - ben lontano dagli stucchevoli moccismi di questi anni - ha sempre avuto un occhio particolare per la musica indie, tanto da accompagnare spesso le presentazioni dei suoi libri con dei reading-concerti. Al 2009 risale il suo incontro con la band bolognese dei Yuguerra, il cui frontman, cantante e chitarrista, proprio così si fa chiamare. Il gruppo ha esordito nel 2007 con il disco “Odio Vero” e gli altri componenti sono Tony Farinelli al basso, Andrea Insulla alla batteria e Wilko alla chitarra. Dopo varie collaborazioni tra lo scrittore e la band, il progetto di creare un album insieme è nato all’indomani delle dimissioni del sindaco di Bologna Flavio Delbono, che hanno fatto «sprofondare la città in un’incertezza senza precedenti». Così la nuova formazione spiega la gestazione del neonato disco “La Vita Quotidiana In Italia” edito da IRMA records, che ha seguito la recente pubblicazione del volume di Brizzi “La vita quotidiana in Italia ai tempi di Silvio” (Laterza 2010). A quest’ultimo e al suo pendant del 2008 “La vita quotidiana a Bologna ai tempi di Vasco” sono ispirati i testi dell’album. A raccontare in undici tracce lo stato del Paese hanno collaborato amici e colleghi: la cantante Alice Albertazzi degli Alix, Roberto “Freak” Antoni degli Skiantos, Steno dei Nabat, gli scrittori Gianluca Morozzi, Giovanni C. e Riccardo P. del collettivo Wu Ming. Il prodotto si avvicina più a un esperimento di contaminazione tra rock e letteratura che ad un progetto musicale vero e proprio. Melodie e parole si mescolano e si intersecano, più vicine ad un reading che alla forma canzone, le une a servizio delle altre, mantenendo entrambe ruolo da protagoniste. «Fino a un attimo prima sembrava impossibile e invece è successo… non una ma tre volte» ripete ossessivamente il testo breve ma programmatico della prima canzone, che non ha bisogno di ulteriori fronzoli o spiegazioni. La realtà della città di Bologna, in “Dio Salvi Bologna” e “Rialzati Bologna”, diventa facile metafora della situazione italiana, della società involgarita e abbrutita degli ultimi anni. E da qui si dà il via allo sfogo socio-politico ed alle tante, forse troppe, cose da dire che accomunano le giovani generazioni e non solo di questa distorta epoca storica. L’eco malinconico di un’Italia lontanissima risuona in “Lettera a Pertini”, Presidente anziano dalla grazia inconsueta, «amico di penna del Quirinale» per i bambini che gli scrivevano lettere come a Babbo Natale. Ed ecco gli anni Ottanta de “Lo Specchio Della Società” in cui la tv cominciava a preparare la strada per modificare in modo invasivo la vita delle persone. Certo è che, nonostante non si possa non concordare con i significati dei testi, le storielle sull’imprenditore di Milano 2 e della P2, sulle elezioni del ’94, sulle storture del Grande Fratello, dei politici ladri e furbetti… rivelano una banalità da discorsi sull’autobus. Da uno scrittore ci si aspetta qualcosa in più di un riassunto, sebbene lucido, dei fatti. Forse questo disco acquisterà valore tra qualche decennio, quando questi racconti di un’Italia malata diverranno testimonianza raggelante di un periodo che speriamo sarà distante anni luce ma anche mai dimenticato.
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